La Repubblica italiana ha compiuto ottanta anni. Sono ancora ben portati, nonostante qualche ruga e e gli inevitabili acciacchi dell'età.
Forse i più giovani non lo sanno, ma la nascita della Repubblica non fu una passeggiata. Ricordiamo, allora, cosa raccontano le cronache dei suoi primi giorni.
Il voto del 2 e 3 giugno1946
Il 2 e 3 giugno 1946 gli italiani si mettono disciplinatamente in coda davanti ai seggi. La scheda elettorale che si trovano tra le mani è semplice, con un titolo sintetico («Referendum sulla forma istituzionale dello Stato») e due simboli chiari. Sulla sinistra, il profilo della penisola e al centro una testa di donna con una corona turrita ornata di foglie di lauro e di quercia: sopra, la parola «Repubblica». Sulla destra, un profilo della penisola pressoché identico all’altro e al centro lo stemma sabaudo (lo scudo con la croce bianca): sopra, la parola «Monarchia».
Quando le urne si chiudono, al neonato suffragio universale avevano partecipato quasi venticinque milioni di votanti (tredici milioni le donne), il 90 per cento degli aventi diritto. Ma il conteggio è lento e fornisce risultati sensibilmente diversi da quelli attesi: anziché una travolgente vittoria repubblicana, una vittoria controversa e un paese geograficamente spaccato in due: il Sud monarchico, il Centro-Nord repubblicano.










