Il 2 giugno 1946 nel racconto della storica Patrizia Dogliani
Bologna, 1 giu. (askanews) – Giugno 1946. L’estate più calda del secolo si abbatte su un Paese ancora in macerie. Le città portano le cicatrici dei bombardamenti, gli indirizzi sono scomparsi, tornano prigionieri e rifugiati. Eppure, in quella mattina rovente, venticinque milioni di italiani fanno qualcosa che molti di loro non hanno mai fatto: entrano in una cabina elettorale. Per la prima volta votano anche le donne. E sul tavolo c’è una sola, enorme domanda: monarchia o repubblica. Ottant’anni dopo, ricostruiamo quei giorni con la Patrizia Dogliani, ordinario di Storia contemporanea all’università di Bologna.
“La Festa della Repubblica è la più importante festività civile del Paese, che celebra la nazione nelle sue istituzioni democratiche. E’ simile al 4 luglio negli Stati Uniti o al 14 luglio in Francia: forse un po’ meno popolare, ma certamente la più ufficiale”.
Si vota il 2 e la mattina del 3 giugno. E gli italiani vanno alle urne prestissimo: a mezzogiorno del primo giorno ha già votato quasi la metà degli aventi diritto. Per moltissimi è un esordio assoluto. Una generazione intera si affaccia per la prima volta alla democrazia. “Si celebra in questi giorni anche il voto alle donne, come se il 2 giugno fosse solo la festa del voto alle donne – ricorda Dogliani -. Di fatto molte donne avevano già votato alle amministrative, perché le comunali si erano tenute nel marzo-aprile precedente, cioè nel ’46, alcune nell’autunno. Quindi una buona parte, più della metà delle donne aventi diritto, aveva già messo la propria scheda nell’urna nella primavera precedente. E occorre sottolineare che anche per moltissimi uomini è la prima volta: le ultime elezioni politiche vere si erano tenute nel ’24”.










