Ottant’anni dopo il modo migliore per onorare la Repubblica non è dunque considerarla “eterna”, ma riconoscerla al contrario vulnerabile. Esaltandola come casa comune che va continuamente riparata e protetta con le unghie e con i denti dagli assalti esterni e interni. Anche e soprattutto quando ci costa faticaOttant’anni dopo, la nascita della Repubblica non può essere celebrata soltanto come una data del calendario civile, dunque con la retorica emozionante e rassicurante delle corone, delle bandiere e delle parate (a causa di un vigile urbano la vigilia non è stata delle migliori). Perché il 2 giugno 1946 non fu soltanto il giorno in cui l’Italia decise di sostituire una monarchia compromessa con il fascismo con una nuova forma dello Stato, ma il momento in cui un paese sconfitto, ferito nella carnPer continuare a leggere questo articoloSei già abbonato?Emiliano FittipaldidirettoreNato nel 1974, è direttore di Domani. Giornalista investigativo, ha lavorato all'Espresso firmando inchieste su politica, economia e criminalità. Per Feltrinelli ha scritto "Avarizia" e "Lussuria" sulla corruzione in Vaticano e altri saggi sul potere.