Singolare destino quello della Costituzione italiana. Ha quasi ottant’anni e resiste bene. La Costituzione tedesca, di poco più giovane, e con numerosi articoli «eterni», cioè immodificabili, è stata modificata tre volte di più di quella italiana. Tuttavia, alcune forze politiche, a sinistra, si propongono di costituire una «alleanza per la Costituzione», in qualche modo appropriandosene, come se la Costituzione non fosse di tutti.
Ancora più singolare la circostanza che quelle stesse forze politiche, quando erano al governo, non si siano preoccupate di dare attuazione piena a molte promesse della Costituzione che risultano ancora inattuate o solo parzialmente attuate, come la parità di genere, il dovere di lavorare per il progresso materiale o spirituale della società, la promozione delle autonomie locali, il diritto di asilo, la funzione rieducativa della pena, il diritto allo studio e il riconoscimento del merito, l’ordinamento interno dei sindacati su base democratica, la riserva di attività economica alle comunità di lavoratori ed utenti, l’accesso del risparmio popolare ai grandi complessi produttivi del Paese, l’accesso ai pubblici uffici per concorso pubblico. Ci si può chiedere perché quelli che fanno della Costituzione una bandiera non si siano in passato impegnati ad attuarla o non propongano oggi leggi di attuazione delle promesse costituzionali non mantenute.In assenza di questi passi, l’invocazione della Costituzione assomiglia a quei drappi che vengono sbandierati nelle prime file dei comizi, nelle piazze: serve a coprire un vuoto di programmi, o l’incapacità di spiegare che cosa si vuole, o a nascondere la difficoltà di mettersi d’accordo.







