La Costituzione va negli ultimi tempi di moda. Se ne parla sempre di più. Soprattutto grazie al referendum confermativo che ha respinto l’attacco alla Carta portato avanti dalla maggioranza di destra-centro che governa il Paese. Che se ne parli è certamente un fatto positivo. Sperando solo che non diventi un brand di passaggio, una moda un po’ radical chic, peggio ancora un modo subdolo per pulire faccia e coscienza di politici e classe dirigente che la Costituzione l’hanno calpestata e tradita negli ultimi decenni. La retorica che accompagna talune cerimonie celebrative della repubblica e della Costituzione è comprensibile ed in alcuni casi finanche utile. Ma non bisogna commettere il grave errore di dimenticare che la Costituzione è stata disattesa ed umiliata, nel corso degli anni, proprio da taluni vertici politici ed istituzionali del nostro paese.

Se nel giorno della festa della Repubblica vengono bruciati vivi quattro lavoratori-schiavi immigrati è perché il lavoro spesso non è un diritto nel nostro Paese. E non certo per colpa dei lavoratori e del popolo, ma di una classe dirigente che non vuole che i diritti siano diritti ma solo mere aspettative di diritto che il potete le trasforma, se ritiene, in diritto assumendo quindi un vincolo di dominio sulle persone. Se l’Italia è stata tra i principali fornitori di armi negli ultimi decenni negli scenari di conflitti bellici, se ha partecipato a guerre illegali e assume un ruolo di complicità con il governo israeliano nello sterminio dei palestinesi, vuol dire che vertici politici ed istituzionali della repubblica hanno stracciato l’articolo 11 della Costituzione.