C’è qualcosa di inesorabile nei racconti di Danilo Soscia, che mette i brividi e incatena alla parola, alla pagina, alle vicende narrate. Di inesorabile e di inafferrabile. Soscia custodisce un segreto che rimane al di fuori dei suoi libri, della struttura, del ragionamento.
Ha il talento per vedere nel cuore di fatti già accaduti, anche molto lontani nel tempo, e la capacità di distorcerli, di piegarli e indirizzarli in un nuovo contesto, dove fantasia, magia, orrore, favola e incanto si mescolano e restituiscono il racconto a un’idea ancestrale: la storia che passa da una voce all’altra, da una bocca all’altra, da un tempo all’altro e dura per sempre, rinnovandosi.
SUCCEDE anche in questo suo nuovo libro, Mamma Mostro, edito da Nutrimenti (pp. 272, euro 19). Il segreto di Danilo Soscia tra le pagine, senza scoprirsi, circola liberamente tra mostri e fatti, tra armadi e case, tra personaggi immaginifici, tra potenti riferimenti storici letterari e minuzie, frattaglie delle quali non conosceremo mai l’origine. E sono fabule, sono racconti horror, sono incubi e magnificenti risvegli. Sono sussulti, preghiere, personaggi che paiono danzare nelle nostre stanze, sotto i nostri lampadari. Sono sconosciuti che ci sembra di conoscere. Alla fine di tutto ciò, penseremo che Soscia sia colto, è un maestro di esplorazione e tecnica, ma soprattutto penseremo: è divertente, è molto divertente. Dove per divertimento non si intende la semplice risata che deflagra di colpo ma la sensazione di essere trasportati altrove.








