Nel primo racconto de I miei nervi scoperti – esordio brillante di Sonia Lisco (Racconti edizioni, pp. 204, euro 16) – dal titolo «San Lorenzo», si viene subito trascinati in un interessante meccanismo che affianca, sovrappone, la realizzazione del racconto al racconto stesso. Come costruire una storia partendo dalla vicenda, usare i fatti come fossero grammatica, i corpi come sintassi, come parole. Fare così avanti e indietro come quando si cammina in quella che è una storia d’amore. L’autrice procede con la penna in mano e si chiede come fare a dire meglio, con più precisione di due corpi, di un amore, dell’inizio e della fine, e chiedendoselo, lo chiede a chi legge, lo offre come una piccola luminosa lezione/ prova di scrittura.

QUESTO RACCONTO ci pare come uno dei più belli letti negli ultimi tempi, così pieno di intuizioni, ci dà speranza. Insomma, il racconto non si esaurisce e si rinnova, basta saper cercare e avere un poco di curiosità e pazienza. Partire dal corpo, questo si domanda l’autrice, in quella storia, ma la domanda è centrale in tutti gli altri racconti presenti nel libro, tutti ben congegnati, immaginati, conclusi. Ragazze e ragazzi, storie d’amore, storie complesse, di incontri, scontri, paure, angosce, ma di musica, di sete di conoscenza. Lisco scrive di timori e scoperte, si chiede cosa accade ai corpi al cospetto di ogni novità, dell’incontro scontro con il corpo altro. Un corpo sono i gesti, sono le parole che escono e che vengono trattenute, sono gli sguardi, sono la malattia – presente qui in un altro racconto molto riuscito – i cui protagonisti si conoscono in una sala d’attesa ed entrambi hanno un problema molto serio, ma al cospetto dell’ignoto e della paura, diventano una ragazza e un ragazzo che soltanto si parlano e decidono di andare a prendersi un gelato. E in quella proposta fatta e accettata c’è tutta la tensione che si scioglie come sanno fare solo certi coni d’estate.