La cicatrice sta sul corpo della memoria, laddove il silenzio del non detto è tangibile. Carla Simón la percorre con mano leggera, spingendosi nella sospensione da tarda adolescenza della sua protagonista, Marina. È a lei che la regista affida la rievocazione della sua biografia familiare, ma l’intento non è quello di rivendicare, piuttosto si tratta di creare una struttura capace di comprendere, affidandosi al potere della narrazione. Romería – Il mare dei ricordi è un film che si riavvolge su se stesso, il suo fascino è quello dell’incedere inverso nel tempo della memoria, del ritrovare momenti e volti ai quali si disappartiene, del rimembrare che è un reincarnare eventi trascorsi.

Il baricentro è intimo, dichiaratamente autobiografico: alla storia di Marina, coi suoi 18 anni e il suo bisogno burocratico di risultare sullo stato di famiglia dei genitori biologici che non ha mai conosciuto, corrisponde la storia di Carla Simón, cresciuta da genitori adottivi senza sapere quasi nulla della madre e del padre, morti di Aids quando aveva pochi anni.

EPPURE il film ha una qualità transitiva, una lucidità di assunti e di posizionamento, che lo rendono assolutamente libero dalle strettoie dell’introspezione autobiografica, spingendolo dalle parti di una ritrattistica storica, corale, che emerge con immediatezza dalla sostanza dei vissuti. Del resto, nella penombra delle verità che non hanno diritto di parola nelle narrazioni familiari, Carla Simón ci sta comoda. Anzi la abita con quella quieta sfrontatezza che la spinge ad aprire le imposte degli interni per far entrare la luce del mondo, che poi è come far entrare la storia, la società, le vicende collettive, chiamate a raccolta come ragioni fantasmatiche che innervano l’intimità delle biografie. Nel suo essere uno stralcio dichiaratamente autobiografico in sostanziale continuità con Estate 1993, il suo film d’esordio, Romería è anche uno specchio in cui si riflettono e rivelano i vissuti storici della Spagna della transizione, l’inversione dell’autoritarismo nella foga libertaria, lo stridore familiare tra la tradizione cattolica gestita dai padri e l’irruzione dei nuovi valori accolti dai figli.