“Mi trovo nel punto esatto da dove me ne sono andato”. Una considerazione evidente che suona identica a una sconfitta, amara come l’ennesimo colpo che ha ricevuto Lorenzo Bauer, protagonista del nuovo romanzo di Gianni Solla, La memoria delle foglie. Però la potenza del personaggio di Solla, un cinquantenne della zona orientale di Napoli, consulente appena licenziato dall’azienda dove ha lavorato una vita intera, vedovo di Arianna, amatissima e sempre viva nella sua memoria, che ha cresciuto da solo due figli, è proprio nella capacità di ricominciare a vivere ogni volta con naturale tenacia, saper spingere senza eroismi o drammatizzazioni interamente sé stesso verso il corso naturale dell’esistenza.
Non c’è inerzia in Lorenzo, tantomeno fatalismo quando ritorna nel vivaio che un tempo era appartenuto alla sua famiglia – il punto esatto da cui se ne era andato per trovare la sua via – provando a rintracciare un senso a tutto quello che gli è accaduto. Lui è l’uomo che resta in equilibrio, non si lascia abbattere, né ha la rigidità che potrebbe farlo spezzare, infatti ha uno spirito dotato di flessibilità, come il fusto di alcune piante che lui conosce molto bene fin da bambino, e gli permette di adattarsi, capire, resistere come ha fatto per molti anni. Solo che aver perso il lavoro e sentirsi ormai distante dalle vite dei due figli che hanno una loro vita, Tommaso diventato scrittore, Roberta una ricercatrice universitaria in Sociologia applicata, lo porta a riconfigurare le proprie prospettive, ad affrontare di nuovo il futuro, ancora una volta, senza nessuna certezza.









