HomeMassa CarraraCronacaIl ricordo luminoso di Letizia Leviti. Riflessione, memoria e ascolto. Al centro il libro ’Ma poi torni?’Bagnone, appuntamento sabato in sala consiliare dedicato alla giornalista pontremolese scomparsa. Il volume trasfigura in forma narrativa le molte lettere scritte negli anni al figlio, alla madre e a se stessa.Ricevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciUn incontro dedicato all’ascolto, alla memoria e alla presentazione dell’ultimo libro di Letizia Leviti si svolge sabato alle 17 nella sala consiliare del Comune di Bagnone in piazza Roma. Dopo i saluti del sindaco Giovanni Gusatalli e l’introduzione di Luigi Leonardi la presentazione del romanzo dell’autrice ’Ma poi torni?’, a cura di Giovan Battista Varoli. Seguiranno testimonianze della giornalista Tonia Cartolano, collega a Sky Tg 24 di Letizia Leviti, e di Giuseppe Benelli, con interventi di Pier Luigi Berdondini e Rosanna Pinotti. L’occasione è anche saperne di più su un libro postumo che è insieme eredità, confessione e promessa. Nel silenzio di una sala gremita, la voce di Letizia Leviti tornerà a vibrare. "Siamo in onda? Mi ascoltate?", dice nel messaggio che la giornalista aveva registrato per i colleghi e che, dopo la sua scomparsa nel 2016, è diventato un frammento di memoria collettiva. È con quella stessa voce – ferma, luminosa, profondamente umana – che oggi parla il suo libro postumo, ’Ma poi torni?’, pubblicato da Carte Amaranto: un romanzo che è anche un lascito spirituale, un dialogo con la vita mentre la stessa si ritrae. Il volume raccoglie e trasfigura in forma narrativa le lettere che Leviti aveva scritto negli anni: lettere al figlio, alla madre, a se stessa. Un romanzo epistolare che intreccia verità e finzione, memoria e invenzione, restituendo la voce di una donna che ha attraversato la guerra come inviata, la malattia come prova estrema, la maternità come approdo assoluto. La cornice narrativa segue la storia di Anselmo, avvocato di successo che abbandona la vita mondana di Roma nord per rifugiarsi in un piccolo paese della Lunigiana. Qui, tra silenzi, boschi e case di pietra, ritrova il tempo dell’ascolto e della cura: aiuta un amico a ricostruire il legame con la madre scomparsa, accompagna un padre verso il riconoscimento del figlio, riapre ferite e le ricuce con la delicatezza di chi ha imparato a guardare oltre il superfluo. Il paese di montagna non è solo ambientazione: è simbolo. È lo spazio protetto in cui si torna a respirare, a sentire, a ricordare. La giornalista sapeva che non avrebbe visto crescere i suoi tre figli. ’Ma poi torni?’ è la risposta che ha voluto lasciare a loro: un inno alla vita scritto da chi stava imparando a lasciarla. Un libro che insegna a dare peso alle cose che contano, a riconoscere l’amore nelle sue forme più semplici, a non smarrire la capacità di stupirsi davanti a un fiore, a una lettera ritrovata, a un gesto di cura. Quell’ultima fatica letteraria non è solo un romanzo. È un gesto d’amore e un’eredità morale. È la prova che la scrittura può diventare ponte tra chi resta e chi se ne va. Ci consegna un messaggio che non smette di risuonare: la vita va guardata con coraggio, con verità, con tenerezza. Sempre.