TOLMEZZO (UDINE) - Dopo il recente e caloroso successo di pubblico al Salone Internazionale del Libro di Torino e un intenso viaggio che ha toccato festival, biblioteche e rassegne culturali in tutta Italia, Raffaella Cargnelutti torna nella sua Tolmezzo. Un ritorno che non è solo una tappa professionale, ma un autentico e intimo viaggio alle radici della memoria. Domenica 14 giugno, alle 10.30, la suggestiva cornice di Piazza XX Settembre ospiterà la presentazione di “Alla gentilezza di chi la raccoglie. Dall'inferno di Buchenwald una storia vera”, uno dei capitoli più significativi e toccanti del percorso umano e letterario della scrittrice e critica d'arte carnica. L'evento si inserisce nel prestigioso cartellone del festival letterario transfrontaliero Tolmezzo Vie dei Libri. L'arresto e quel messaggio lanciato dal treno Per Tolmezzo e per l'intera comunità, questo incontro assume un valore simbolico straordinario: significa riportare a casa una storia nei luoghi esatti in cui ebbe inizio. Fu proprio qui, il 20 luglio 1944, che Giulio Cargnelutti, allora trentaduenne, venne arrestato dalle SS. Davanti a lui si aprirono le porte dell'inferno della deportazione verso il campo di concentramento di Buchenwald; a casa, nell'angoscia, restava la giovane moglie Eugenia. Pochi giorni dopo l'arresto, stipato su un convoglio in corsa verso la Germania, Giulio riuscì a compiere un atto di fede e speranza. Scrisse una lettera alla sua sposa e, prima di affidarla al vento lanciandola dal treno, vergo sulla busta una frase che dà il titolo al volume: *“Alla gentilezza di chi la raccoglie”*. Un appello disperato e poetico che non cadde nel vuoto. Raccolto lungo i binari, quel messaggio attivò una straordinaria, silenziosa e coraggiosa **rete di solidarietà animata dalle donne della Carnia**, capaci di far recapitare missive e notizie, tenendo vivo il filo della speranza tra i deportati e le loro famiglie. Il taccuino segreto del lager Il libro di Raffaella Cargnelutti nasce proprio da quel prezioso corpus di lettere, custodito per decenni come un tesoro di famiglia. Ma l'opera si arricchisce di un documento eccezionale e doloroso: un taccuino di disegni realizzato segretamente da Giulio durante i nove mesi di prigionia nel lager. Eseguiti con materiali di fortuna, quei tratti di matita raccontano dall'interno la quotidianità dell'orrore, l'abiezione della prigionia, ma anche l'irriducibile capacità dell'essere umano di resistere attraverso l'arte. I disegni di Giulio Cargnelutti sono la testimonianza visiva di come la bellezza e la sensibilità interiore possano sopravvivere persino dove l'umanità sembra essersi spenta. Il ritorno a casa: un cerchio che si chiude Sopravvissuto a Buchenwald, Giulio Cargnelutti tornò a Tolmezzo, dedicando il resto della sua esistenza all'arte e alla scultura, trasformando il dolore in espressione creativa senza mai perdere la fede. Oggi, grazie al lavoro di ricostruzione storica e affettiva della figlia Raffaella, quella vicenda privata si trasforma ufficialmente in un patrimonio condiviso di memoria e consapevolezza collettiva. Per l'autrice, la presentazione di domenica rappresenta la chiusura ideale di un cerchio: restituire alla comunità carnica il racconto di un passato condiviso, per non dimenticare le radici su cui si fonda il nostro presente. L'appuntamento di Piazza XX Settembre si preannuncia come uno dei momenti più intensi e partecipati del festival, un'occasione imperdibile per ascoltare una voce potente che parla di dolore, solidarietà e rinascita.
Raffaella Cargnelutti racconta la storia di papà Giulio, dal dramma di Buchenwald all'arte della rinascita: la Carnia ritrova la sua memoria
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