È sempre difficile descrivere il rumore delle ferite: si può provare dolore o vederne il segno, ma il suono stridente, che passa sotto la pelle, risuona nella spina dorsale o rimbomba nello stomaco, cambia il modo in cui si guarda il mondo e, soprattutto, se stessi. Contare i passi verso casa (Salani), esordio narrativo di Laura Ceccacci, ricalca quella sofferenza. Parla di maternità, trauma, memoria e senso di colpa. Lo fa con comprensione e delicatezza, senza cadere nel giudizio morale.

Ospite del nostro vodcast Il Piacere della Lettura, dalla libreria Arethusa di Roma, Laura Ceccacci racconta la genesi del suo romanzo con un’immagine improvvisa. “Ho visto una donna che vagava in uno zoo”, spiega. Così come la sua protagonista, anche Ceccacci è entrata in punta di piedi nel mondo del suo personaggio. Non conosceva ancora il suo nome, ma intuiva e percepiva il suo dolore e che proprio quel luogo, popolato da animali incapaci di giudicare, sarebbe potuto diventare il suo rifugio. E così nasce Alba.

Alba ha trentasette anni. Agli occhi del mondo ha compiuto un gesto incomprensibile: ha lasciato il marito e una figlia per rifugiarsi in uno zoo, dove lavora. Già da subito capiamo che non sta fuggendo dall’amore, ma da un peso più grande di lei, da un trauma che deforma il suo essere madre. E quindi deve ricostruirsi, prima di tornare indietro, deve imparare a guarire. Il cuore del romanzo è proprio il suo percorso dolorosissimo attraverso ricordi, silenzi e ricostruzioni di sé.