"Ci vorrebbe, un padre sul cui petto poter poggiare la testa e riposare. Ci vorrebbe, un amore infinito che siamo incapaci di tradire. Ma sono cose che non esistono in natura. I padri che ti consolano, gli amori infiniti che non ti tradiscono". Il nuovo romanzo di Antonella Lattanzi è la storia dell’amicizia tra due ragazzine, Marianna e Chiara, che stanno crescendo in due famiglie apparentemente agli antipodi – una ordinata e colta, l’altra ruvida e irrequieta – ma che si rivelano uguali nel modo in cui tradiscono, soffocano, feriscono. Contro la violenza, soprattutto paterna, che circonda le due ragazze, l’amicizia è la salvezza. E il desiderio della salvezza, la sua nascita e la tensione verso la sua (possibile? impossibile?) realizzazione abita l’intero libro, dal titolo Chiara (Einaudi).
Antonella Lattanzi: quanto spazio ha nella sua letteratura il desiderio? "Se ripenso ai miei romanzi, da Devozione fino a Chiara, mi rendo conto che il vero motore di tutto, il fil rouge che unisce le mie storie, è sempre il desiderio. I miei personaggi desiderano costantemente, e spesso compiono azioni eclatanti, quasi disperate, guidati da un bisogno fondamentale: il desiderio di essere visti, desiderio spesso disatteso. La letteratura, in fondo, è questo: è la speranza continua di trovare qualcosa per poi approdare, magari, a qualcos’altro".








