Prato, 31 maggio 2026 – “Io non ce la faccio a parlar male di Prato. È più forte di me”. Edoardo Nesi, premio Strega, ha trasformato il tramonto del distretto tessile in letteratura. E continua a guardarlo con gli occhi di chi non ha smesso di considerarlo casa.
Nei ricordi della sua infanzia c’è un tempo felice scandito dal rumore dei telai, colonna sonora di un mondo che non c’è più. Che effetto fa il silenzio di oggi?
“Sono figlio di un imprenditore tessile cresciuto con la promessa solenne che se t’impegnavi e lavoravi sodo avresti avuto successo. E funzionava davvero così, la prova era guardarsi intorno. Anche le persone più semplici che arrivavano a mani vuote con la buona volontà hanno cambiato vita. Quel rumore assordante era una garanzia sociale, la colonna sonora del nostro ottimismo. Oggi questo silenzio toglie le parole al futuro”.
Poi che cos’è successo?
“Nel 2001 la Cina entra nel Wto e le viene consentito di fare quasi tutto nella manifattura, compreso di darle in pasto il distretto d’oro della povera Prato”.









