Dalla manifattura all’intelligenza artificiale, passando per digitalizzazione e sostenibilità. Il futuro della moda italiana si giocherà sempre di più sulla capacità delle imprese di innovare senza perdere il valore del saper fare artigianale. È il messaggio emerso dal Congresso Internazionale SAMAB 2026, andato in scena a Milano: qui istituzioni, imprese e operatori del settore si sono confrontati sulle trasformazioni che stanno attraversando il fashion manufacturing. I numeri confermano il peso strategico del comparto. Nel 2025 il sistema moda italiano ha raggiunto un fatturato di 87,4 miliardi di euro, mentre il solo settore dell’abbigliamento vale 40 miliardi, con esportazioni pari a 27,3 miliardi. La manifattura degli articoli di abbigliamento conta inoltre quasi 37.100 imprese attive e oltre 196.700 addetti. La Toscana si conferma la prima regione italiana per numero di aziende del comparto, con 7.645 imprese, seguita da Lombardia, Campania, Veneto, Emilia-Romagna e Puglia.
Nel corso del congresso è emerso come tecnologie come automazione, intelligenza artificiale, Internet of Things, Big Data e digital twin stiano modificando profondamente processi produttivi, pianificazione industriale e gestione della filiera. L’obiettivo, spiegano gli operatori del settore, è rendere le aziende più efficienti, flessibili e capaci di reagire rapidamente ai cambiamenti del mercato globale. Secondo l’analisi presentata da PwC Italia, le imprese che investiranno maggiormente nell’innovazione potranno migliorare la qualità delle decisioni, ridurre sprechi e tempi di produzione e rafforzare il controllo lungo tutta la catena del valore. Un’evoluzione che si inserisce in un contesto di crescente digitalizzazione industriale: il mercato italiano dell’Internet of Things ha raggiunto nel 2025 il valore di 10,9 miliardi di euro.











