<p>Una strategia di attacco fondata sull'innovazione e sull'inserimento di nuove competenze, con il supporto dell'intelligenza artificiale, per salvare una delle ultime filiere complete del fashion globale, quella italiana, che pur avendo perso il 2,4% del giro d'affari nel 2025, per un totale di 58,4 miliardi di ricavi sommando abbigliamento e settore tessile, conserva la propria leadership nell'alto di gamma.
Questo è il messaggio lanciato nel corso dell'assemblea generale di Confindustria moda, l'associazione che raggruppa i settori del tessile e dell'abbigliamento e che rappresenta la quota maggioritaria degli 87,4 miliardi generati nel corso dell'ultimo anno dall'intero comparto moda.
Un fatturato che sembra destinato a scendere ulteriormente al termine di un 2026 condizionato da troppi fattori negativi e da mercati che stentano a ripartire, a cominciare da quello cinese che, come ha ricordato nella sua relazione il presidente dell'associazione, Luca Sburlati: «Ha scelto di sostenere i propri marchi e ha lanciato un attacco rapidissimo al nostro sistema industriale, individuando il vulnus nei piccoli pacchi.
Dobbiamo essere compatti, perché se non risponderemo come una filiera unita, in cinque anni potremmo assistere a un mondo totalmente cambiato negli usi e nei costumi».










