VENEZIA - La proverbiale “giacchetta” di Simone Venturini, nei prossimi dieci giorni, rischia di diventare larga quanto un cappotto. Il nuovo sindaco, nel formare la giunta, dovrà confrontarsi per forza con il risultato «mondiale» (citando la definizione utilizzata dalla premier Giorgia Meloni) della coalizione e, in particolare, della sua lista civica. Il problema è che i posti a disposizione sono decisamente limitati: i gialli, nonostante abbiano ottenuto il voto di un elettore su tre, in virtù dell’accordo elettorale otterranno tre assessori più il presidente del Consiglio comunale. Quattro sedie, dunque, per (almeno) cinque contendenti. Due di questi sono dentro di diritto: Ermelinda Damiano, prima della lista per preferenze, raccoglierà l’eredità di Venturini alle Politiche sociali. Paolino D’Anna sarebbe in predicato di fare il presidente del Consiglio comunale, ma lui (secondo assoluto e primo tra gli uomini dei gialli per voti) ha già fatto sapere che preferirebbe riprendere da dove aveva lasciato negli ultimi mesi: in giunta. Il primo cittadino, peraltro, non ha ancora rinunciato all’idea di un tecnico esterno, di rilevanza internazionale, per il posto di assessore alla Cultura (smentite le voci di un interesse per Beatrice Venezi, la direttrice d’orchestra silurata dalla Fenice e di Marco Balich, il re delle cerimonie olimpiche). Se lo scacchiere fosse questo, rimarrebbe a disposizione solamente il posto da presidente del Consiglio comunale, su cui potrebbe essere dirottato Matteo Senno (che, però, il sindaco avrebbe voluto portare in squadra di governo per dare continuità al suo lavoro nel settore sport). E non è finita, perché nei gialli sono tanti (soprattutto tra gli ex fucsia) che possono vantare un pacchetto di voti degno di un ingresso in giunta. C’è Marco Bellato, ex presidente della municipalità di Favaro per dieci anni, ma c’è soprattutto Paola Mar, che forte delle sue 836 preferenze rivendica la possibilità di continuare il lavoro di queste ultime due amministrazioni. In più ci sono altri due nomi nuovi in rampa di lancio: Costanza Melchiori, arrivata sesta alla sua prima esperienza elettorale, e il giovane capolista Andrea Baretta, a cui Venturini ha dimostrato di voler dare fiducia fin dal primo giorno. Non c’è via d’uscita, quindi: il neo primo cittadino dovrà per forza di cosa deludere qualcuno. Soprattutto dovrà decidere senza farsi influenzare dalle pressioni che arriveranno, inevitabilmente, nei prossimi giorni. Tra i gialli c’è anche chi mugugna per il fatto che un fatturato elettorale da 30% si traduca in una proiezione di appena 3 assessori, uno in più della Lega (che non è arrivata al 5%) e uno in meno di Fratelli d’Italia (che ha ottenuto quasi un terzo dei voti della civica).