Simone Venturini, un mese da sindaco di Venezia. Se l’aspettava così? «Diciamo che in questi anni l’impegno come assessore è stato significativamente intenso. Quindi c’era una buona palestra alle spalle. Dopodiché è evidente che 16-17 ore al giorno no-stop per un mese intero sono impegnative. Probabilmente questo primo periodo, dovendo avviare tutta la macchina e far partire l’amministrazione, è stato anche più tosto».

Però la si vede sempre in giro e sempre sui social, onnipresente... «Beh non metto tutto sui social, la giornata è lunga. Diciamo che scegliamo cosa postare e cosa raccontare».È un sindaco che cammina molto, è ovunque: dall’incontro con la gente ai sopralluoghi per il decoro. E lo racconta. Ha preso più da Brugnaro, da Gentilini o da Zaia? (Ride, e dribbla...) «Credo che sia compito di un sindaco andare a constatare di persona i problemi e parlare con la gente. Non sono mica l’unico. Poi mi alterno con il lavoro d’ufficio».Dicono che lei inizi molto presto... «Presto? Mi alzo alle 6 e verso le 8 sono in ufficio. E cerco di spartire equamente le giornate tra Venezia e Mestre. Il martedì dopo l’elezione alle 7.30 ho incontrato i dirigenti per fare il punto. Sarà stata l’adrenalina del voto...».In questo mese qual è stato l’impulso che ritiene di aver dato all’azione amministrativa? «Ho applicato un metodo di lavoro. Credo molto nel coinvolgimento dei dirigenti. Per questo ogni mattina riunisco gli apicali, sento le loro osservazioni e le loro proposte, do le indicazioni e decidiamo come muoverci. È importante che tutti gli uffici sappiano cosa fanno gli altri»E ci sono già state delle linee di azione, dei temi da affrontare subito? «Certamente. Per la terraferma il tema della sicurezza e quello della rigenerazione urbana. Faremo presto i concorsi per assumere 200 nuovi vigili, abbiamo deciso di potenziare il sistema di telecamere di sorveglianza e di recuperare progressivamente tutti gli edifici abbandonati. Con l’Urbanistica abbiamo deciso di lavorare forte sui questo».Come? «Cambiando metodo. Se finora si aspettavano i proprietari che proponessero piani di recupero, adesso li andremo a contattare noi. Con i dirigenti farò redigere schede per ogni edificio abbandonato sia per l’aspetto della sicurezza, sia per quello urbanistico. Poi andremo dai proprietari per chiedere progetti di riqualificazione. Se non lo faranno loro, lo faremo noi e poi chiederemo il ristoro delle spese. Vogliamo responsabilizzare i privati. A Mestre certi orrori, certi “buchi neri”, non si devono vedere. Esempi? Il Laguna Palace e l’ex convento delle ex Canossiane in via Piave. Sono due delle priorità».A proposito di “orrori”, c’è tutto il patrimonio di edilizia popolare pubblica che nelle scorse settimane è stato al centro della cronaca per le occupazioni abusive e che in tanti casi continua a essere esempio di degrado urbano e sociale... «Su questo stiamo lavorando con la Regione per il trasferimento degli immobili Ater al Comune. E mi lasci dire una cosa».Cosa? «Con il governatore Alberto Stefani c’è molta sintonia, non solo generazionale e di formazione, visto che entrambi siamo laureati in Giurisprudenza a Padova. Ci sentiamo praticamente ogni giorno».Parlava di sicurezza. C’è anche però un aspetto sociale, di norme giuridiche, di gestione dell’immigrazione.... «Ma noi su questo possiamo solo far presente a Roma le nostre necessità. I poteri di un Comune sono quelli che ho citato prima. E sul sociale, ad esempio, sotto il mio assessorato la spesa è aumentata da 40 a 60 milioni l’anno. Continueremo l’impegno».Ha parlato della terraferma. E Venezia insulare invece? «Qui l’azione si concentrerà in via prioritaria sul tema della casa e del decoro. Anche qui riqualificheremo il patrimonio edilizio pubblico. E per la prima volta daremo alla città un regolamento sul decoro, che non c’è mai stato. Ce n’è uno di polizia urbana e uno del commercio. Come per Mestre, bisogna riqualificare e dare il senso di una città in ordine. Solo così possiamo restituire una immagine positiva della città, che sia attrattiva anche per i nostri ospiti e per chi decide di investire. Non c’è solo il turismo, ma può crescere un’economia legata alla cultura, alla ricerca, alla formazione. E con questa, la residenza».A proposito di turismo: Marco Balich sul Gazzettino si è detto d’accordo con lei sul superticket da 50 euro, proponendo un numero chiuso. Che ne pensa? «Che il superticket d’accesso, la possibilità di applicare in certi giorni la tariffa di 50 euro a persona per il turista giornaliero, è già di per sé un modo per limitare gli accessi senza codificare un numero chiuso, misura che non possiamo applicare. È chiaro che se 10 euro possono non avere effetto su chi decide di venire a Venezia in giornata, 50 euro costituiscono un deterrente».Di questo lei ha parlato con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 17 maggio, in occasione di una visita a Venezia. Pochi giorni dopo è andato lei a Roma a incontrare la premier Giorgia Meloni. Colloqui di pura conoscenza o ha fatto richieste precise? «Intanto era giusto conoscersi e li ringrazio per questa opportunità. Richieste? Con la presidente del Consiglio abbiamo parlato a lungo nel suo studio. Cosa ci siamo detti lo potete immaginare, ma non lo svelo perché era un colloquio privato, non mi sembrerebbe rispettoso. I temi sono quelli della città, a partire dalla Legge speciale. Entrambi comunque conoscono bene i problemi di Venezia».Intanto avete ottenuto 300 milioni per continuare a far funzionare il Mose. «Un lavoro importante con il ministro Matteo Salvini e i suoi uffici».A proposito: le turbolenze della Lega, con due consiglieri comunali che sono usciti dal partito e la base che chiede le dimissioni del segretario provinciale Sergio Vallotto, possono avere ripercussioni sulla maggioranza in Comune? «Con Giovanni Giusto e Monica Poli, i due consiglieri a cui si riferisce, ho ottimi rapporti personali e li stimo, sono importanti. Il resto, le vicende della Lega, sono questioni interne al partito. Io sono un civico e tale resto, malgrado ci sia chi ipotizzi per me altri orizzonti».Cioè? «Sento dire che potrei avere un ruolo nazionale, essere quello che Silvia Salis, la sindaca di Genova, è per il centrosinistra. Che potrei essere un riferimento per un’area moderata e giovane. Niente di tutto questo. L’ho già detto: io sono e resto civico, sono e resto sindaco di Venezia. Porterò avanti questi 5 anni come mi sono impegnato a fare in campagna elettorale».Uno dei temi che dovrà affrontare, è il rapporto con le grandi infrastrutture. Se con il porto e con il nuovo presidente Matteo Gasparato, che è arrivato da poco, il dialogo è partito da zero ed è avviato bene, con l’aeroporto (leggi Save) c’è da affrontare il tema della tassa d’imbarco, oltre a quello del master plan per l’ampliamento del Marco Polo. Non sempre i rapporti tra l’ex sindaco Luigi Brugnaro e il presidente di Save, Enrico Marchi, sono stati fluidi. Cosa farà? «La prossima settimana ci vedremo per un appuntamento importante, l’inaugurazione di un nuovo volo tra Venezia e Pechino. E ci sarà pure un nuovo collegamento con Il Cairo. L’aeroporto è una grande realtà, un asset strategico che ha orizzonti di grande sviluppo. Lavoreremo insieme e ci sarà dialogo. La tassa? Ne parleremo». Ma sente Luigi Brugnaro ogni tanto? «Certo, come no. Lo senso spesso».E che le dice? «Mi dice di chiamarlo se voglio consigli, ma che non mi darà consigli».