Il nuovo sindaco Simone Venturini: "La sinistra ha fatto girare sondaggi falsi. Grazie a Brugnaro parto da un bilancio risanato"
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Simone Venturini, 38 anni, è già in ufficio. Camicia bianca da completo, sneakers ai piedi e un sorriso stampato sul volto che sarà difficile da cancellare. Una candidatura partita in sordina, con certa stampa impegnata a sottolineare come fosse il centrodestra il primo a non crederci. Poi però i numeri, come spesso accade, hanno raccontato una storia diversa. La lista civica «Venturini sindaco», poi, è arrivata da sola al 32%. Segno di un radicamento anche personale che sondaggi, analisti e centrosinistra non avevano previsto.Sindaco Venturini, davvero la coalizione di centrodestra non aveva creduto in lei?«All'inizio non ci hanno creduto. Sono stati diffusi sondaggi che avevano abbattuto dirigenti e candidati. Poi però, andando avanti con la campagna elettorale, tutti hanno sentito crescere l'entusiasmo e la partecipazione. Ma era stato il centrosinistra a far girare rilevazioni costruite ad hoc. Con tutta evidenza, erano sondaggi falsi».Lei ha rivendicato il lavoro svolto dal suo predecessore, Luigi Brugnaro.«Assolutamente sì, la buona amministrazione di Brugnaro. Lui, in questa campagna elettorale, ha rispettato l'autonomia politica mia e quella della coalizione che mi sostiene. E ha fatto bene a sottolineare il lavoro svolto: il risanamento della macchina comunale, gli investimenti, la capacità di rendere Venezia una città che attrae sviluppo e non lo respinge soltanto. Devo dire che rispetto a Brugnaro parto da una situazione di vantaggio: lui ha dovuto risanare il bilancio del Comune, mettendoci anni. Io troverò un Comune già sano dal punto di vista economico. E questo mi consentirà di fare molte cose in più. Ci sono pezzi di città che possono e devono essere trasformati».La sua sarà un'azione in continuità totale con l'amministrazione Brugnaro?«Beh, io ho il mio carattere e il mio approccio. Le priorità saranno la sicurezza sulla terraferma e la riqualificazione urbana. Il centro storico è meraviglioso ma il patrimonio edilizio risente di problemi strutturali, pure per gli anni a cui risalgono gli edifici. Serve quella che già chiamo una mappa delle opportunità, ossia individuare i lotti e le aree che possono diventare motori di sviluppo. E in centro storico va trovato un equilibrio tra turismo e residenza. Venezia è una città che ha bisogno di investimenti grossi per mettere in moto cambiamenti profondi».Alcune letture politiche parlano di una Venezia spaccata: da una parte il centro storico, contro di lei e per il centrosinistra, dall'altra le periferie, con lei e per il centrodestra.«No, non credo alla lettura di una città spaccata. È vero che per ragioni storiche il centro ha sempre votato in misura maggioritaria a sinistra ma è anche vero che noi siamo arrivati davanti nei quartieri popolari del centro. Per cui, rifiuto questa narrativa su una Venezia che si è spaccata a metà».C'è stato un tema, peraltro sollevato in primis dal Giornale, che ha monopolizzato l'attenzione mediatica: i candidati di origine bengalese con il Pd. Uno dei sintomi del processo d'islamizzazione della sinistra italiana.«Il Partito democratico ha gestito davvero male tutta la vicenda, finendo con l'inquinare il clima cittadino. Hanno tentato una sorta di colonizzazione delle liste, magari in cambio di qualche candidatura di peso. Un atteggiamento che ha alimentato lo scontro e la tensione. Il partito di Elly Schlein dovrebbe assumersi la responsabilità di avere involuto un percorso di integrazione che era invece stato avviato in maniera positiva».











