Da una parte le spese per la difesa come "prezzo per la libertà", dall'altra la necessità di dare risposte a famiglie e imprese sulla crisi energetica: Palazzo Chigi si muove sul doppio binario

Da una parte le spese per la difesa, che - per dirla con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni - rappresentano “il prezzo che paghiamo per la nostra libertà”. Dall’altra la necessità di dare risposte immediate a famiglie e imprese alle prese con gli effetti della crisi energetica innescata dalla guerra in Iran, che continua a pesare sull’economia reale. È su questo doppio binario che si muove Palazzo Chigi, stretto tra gli impegni internazionali e la pressione interna per nuovi interventi economici. Il dossier più urgente riguarda il formato E5 - Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Polonia - che dovrebbe riunirsi a Berlino il prossimo 2 giugno insieme al capo negoziatore ucraino Rustem Umerov. Al summit potrebbe partecipare anche il segretario generale della Nato, Mark Rutte. Un appuntamento sul quale il governo lavora da giorni e che sarebbe stato al centro anche di alcune riunioni svoltesi mercoledì a Palazzo Chigi alla presenza della stessa Meloni.

Ma proprio la scelta della data del possibile vertice berlinese avrebbe fatto alzare qualche sopracciglio, a Roma. Il 2 giugno, infatti, coincide con la Festa della Repubblica italiana. Una coincidenza giudicata poco opportuna da esponenti di governo. “Come si fa a fare una riunione il giorno della festa nazionale di una delle nazioni che devono partecipare?”, osserva una fonte dell’esecutivo con l’Adnkronos. “Noi non organizzeremmo mai una riunione con la Francia il 14 luglio”. Per questo non si esclude che Meloni possa partecipare al summit da remoto, anche se al momento non è stata presa alcuna decisione definitiva. Resta inoltre ancora da formalizzare la presenza della premier a un altro appuntamento internazionale, il vertice tra Ue e Balcani occidentali in programma il 5 giugno in Montenegro.