ROMA - Giorgia Meloni continua a legare a doppio filo le due emergenze generate da crisi energetica e riarmo. «Non possiamo dire ai cittadini che i soldi ci sono solo per la difesa», ha rincarato ieri ospite di Mattino Cinque, rilanciando una strategia che pretende una soluzione europea sui margini di bilancio da dedicare al caro energia prima di fare qualsiasi passo in avanti sulla strada dell’aumento delle spese militari.

La scelta di prendere altro tempo sugli investimenti in sicurezza e armi è stata al centro anche di una riunione mercoledì a Palazzo Chigi con i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il titolare della Difesa Guido Crosetto, il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari e i consiglieri di Meloni. A quanto risulta da più fonti, in quella sede si sarebbe deciso di rinviare ancora l’adesione finale al programma Safe, il prestito Ue da 14,9 miliardi che l’Italia aveva “prenotato” l’estate scorsa. Uno slittamento motivato anche con il fatto che, nella lettura del Governo, il regolamento del Safe non fisserebbe il 31 maggio come scadenza perentoria per la firma dell’accordo per attivare il piano di investimento presentato.