I retroscena di Corriere e Repubblica sui fondi Security Action for Europe. Sullo sfondo la battaglia per la crisi energetica
10 miliardi di euro in meno di investimenti in difesa. Per dare un segnale a Bruxelles sull’energia. Dietro l’intervento di Giorgia Meloni a Mattino 5 («non possiamo dire ai cittadini che ci sono soldi solo per la difesa») c’è una stretta e un contrasto con il ministro Guido Crosetto. Il 31 maggio scade infatti il termine per la presentazione dei progetti per accedere ai fondi Security Action for Europe (Safe). Ovvero i prestiti della Commissione per gli investimenti in armamenti e sicurezza dei 27 stati membri. Il governo italiano aveva prenotato quasi 15 miliardi di euro — 14,9 per la precisione — sui 150 messi a disposizione dalla Commissione. Ma ora la premier ha cambiato idea.
Ecco quindi, spiega Repubblica, che secondo più fonti governative, l’esecutivo è intenzionato a ridurre in modo consistente l’utilizzo dei prestiti Safe. Verrebbero portati avanti solo i progetti che risalgono a contratti già esistenti. Senza attivarne di nuovi. Per un totale di 4-5 miliardi di euro. Ovvero 10 miliardi in meno rispetto ai 15 di partenza. L’intenzione del governo è di lasciar correre la scadenza. In attesa che Ursula von der Leyen risponda alla lettera della premier del 18 maggio in cui la premier chiedeva soldi per l’energia. La replica di von der Leyen è attesa per mercoledì prossimo, il 3 giugno. Prima di quella data, il governo non spedirà a Bruxelles alcunché.











