Più coraggio sulla risposta alla crisi energetica e una deroga al Patto di Stabilità per le spese nei settori colpiti. Sono due richieste ben precise quelle avanzate dalla premier Giorgia Meloni al Consiglio europeo informale di Cipro. Arrivando al vertice nella località marittima di Agia Napa, la presidente apprezza la proposta della Commissione Europea contro il caro energia, "un passo in avanti ma non sufficiente" perché bisogna evitare di muoversi troppo tardi rispetto a una crisi mediorientale che potrebbe prolungarsi, i cui effetti sono giù di lungo termine. Per evitare che "il prezzo che si paga sia più alto", Meloni chiede più "apertura, efficacia ed efficienza". Bene la proposta di Bruxelles di riconoscere le spese al 50% per gli aiuti di Stato volti mitigare il caro energia in agricoltura, pesca e trasporti ma per Paesi come l'Italia, con uno spazio fiscale ridotto - e a maggior ragione ora che resterà nella rete della procedura per eccesso di deficit - i margini per concedere aiuti pubblici ai settori colpiti sono stretti. Ecco perché "bisogna ragionare su un modello per cui anche queste spese non vengano conteggiate, per esempio come si fa con il SAFE sulle spese di difesa". Il modello evocato dalla premier è quello del programma da 150 miliardi di prestiti per la difesa, di cui l'Italia ha ottenuto oltre 14,9 miliardi ma anche la possibilità concessa ai singoli Stati, non vincolati dalla procedura per eccesso di deficit, di attivare la clausola di salvaguardia nazionale per le spese di difesa, per un massimo dell'1,5% del Pil per gli investimenti tra il 2025-2028.