Il sole è ormai molto basso, sulla baia di Agia Napa, quando Giorgia Meloni decide di porre sul tavolo la sua ultima sfida all'Europa.

La presidente del Consiglio attera a Cipro con una zavorra pesante, non essere uscita dalla procedura per il deficit. E il contesto non la aiuta. La crisi dello Stretto di Hormuz non ha al momento né una fine né un peso specifico quantificabile. Le bollette restano alte, l'ultima manovra prima delle elezioni politiche è ormai all'orizzonte.

All'Italia serve la sponda di Bruxelles. A Meloni non basta il piano lanciato mercoledì da Ursula von der Leyen. "L'Europa deve essere più coraggiosa. Appezzo quanto fatto dalla Commissione ma non è sufficiente", è la stilettata del capo dell'esecutivo. Non sarà l'unica, nei quasi sette minuti di doorstep con i cronisti. "Siamo qui per cercare risposte", è la premessa della premier, consapevole che le risposte a cui aspira non potranno concretizzarsi già sulla costa orientale di Cipro. Ma l'obiettivo, quello sì, sembra chiaro. Roma punta allo scorporo delle spese utilizzate per far fronte alla crisi energetica. Una crisi dei prezzi, prima che delle forniture. Il modello suggerito è il Safe, pensato dai vertici comunitari per dare lo sprint alle spese per la difesa.