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24 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 9:44
“L’Europa deve essere più coraggiosa. Appezzo quanto fatto dalla Commissione ma non è sufficiente”. Giorgia Meloni arriva a Cipro per il Consiglio informale dell’Ue e attacca l’esecutivo di Bruxelles, mentre addosso resta il peso per non essere uscita dalla procedura per il deficit. E il contesto non la aiuta. La crisi dello Stretto di Hormuz non ha al momento né una fine né un portata specifica quantificabile. Le bollette restano alte, l’ultima manovra prima delle elezioni politiche è ormai all’orizzonte. All’Italia serve la sponda di Bruxelles. A Meloni non basta il piano lanciato mercoledì da Ursula von der Leyen.
Non sarà l’unica, nei quasi sette minuti di domande dei cronisti. “Siamo qui per cercare risposte”, è la premessa della premier, consapevole che le risposte a cui aspira non potranno concretizzarsi già sulla costa orientale di Cipro. Ma l’obiettivo, quello sì, sembra chiaro. Roma punta allo scorporo delle spese utilizzate per far fronte alla crisi energetica. Una crisi dei prezzi, prima che delle forniture. Il modello suggerito è il Safe, pensato dai vertici comunitari per dare lo sprint alle spese per la difesa. Il Rearm Eu prevede infatti una clausola di salvaguardia, ovvero una temporanea deviazione dal percorso di bilancio, che copre un periodo di quattro anni e un massimo dell’1,5% del Pil in flessibilità. Sono ben oltre la decina i Paesi membri che l’hanno attivata. L’Italia non ancora, e il fatto che non sia uscita dalla procedura complica ulteriormente le cose. Ma al di là del quadro tecnico, per Meloni sembra essere cambiato il contesto economico e politico. Il modello Safe, è il ragionamento della premier, dovrebbe essere applicato anche per la crisi energetica, anche perché l’allargamento delle maglie Ue sugli aiuti di Stato a imprese e più vulnerabili – lanciato mercoledì dalla Commissione – non tiene conto del fatto che lo spazio fiscale cambia tra i 27. Cambia, ad esempio, tra un Paese come la Germania e uno come l’Italia.










