Sarà un Consiglio europeo informale a due facce per Giorgia Meloni, quello in programma a Cipro il 23 e il 24 aprile. Da un lato dovrebbe certificare il sì della premier a un maggiore interventismo europeo nello Stretto di Hormuz e in Libano, per il dopo Unifil: reazione quasi obbligata davanti al disimpegno (e all’impaccio) di Donald Trump in Iran. Dall’altro lato, però, è atteso fotografare le divergenze dei Ventisette sulle misure contro il caro energia proposte dalla Commissione Ue, con l’Italia delusa e in prima linea nel chiedere la sospensione generalizzata del Patto di stabilità e l’alt temporaneo all’Ets sul termoelettrico.

Il doppio asse con la Francia sul Medio Oriente

A conferma che le alleanze europee sono sempre più variabili, il summit di venerdì dei Volenterosi a Parigi ha visto avvicinarsi di nuovo le posizioni di Meloni ed Emmanuel Macron, dopo il gelo dei mesi scorsi. All’interno del formato E4 che ha trainato il vertice - con la Germania di Friedrich Merz e il Regno Unito di Keir Starmer - la sintonia tra la leader italiana e l’omologo francese è stata evidente. Innanzitutto su Hormuz: la necessità di una missione per garantire la sicurezza di navigazione nello Stretto è stata condivisa da tutti. Ma Merz ha citato l’ombrello Onu e l’esigenza di coinvolgere gli Stati Uniti, mentre Macron ha parlato esplicitamente di una «missione neutra» con i «Paesi non belligeranti». Meloni ha fatto invece cadere il paletto della risoluzione Onu, impraticabile visti i veti che paralizzano le decisioni. E sugli Usa, alla luce degli attacchi del tycoon a Meloni, è pragmatica: la loro partecipazione non è una conditio sine qua non, spiegano da Palazzo Chigi.