Ripartire dall’inizio di tutto, da una festa, da un dente che fa male, da una pasticca di brufen presa come sempre per placare il dolore. L’inizio come memoria e testimonianza di un amore che ormai si rivela esaurito all’interno di una coppia esplosa che ha bisogno ora di identificare e ritrovare le proprie ragioni e i propri motivi che hanno portato a stare insieme e poi in un certo senso ugualmente a stare separati. Pier Lorenzo Pisano, scrittore e regista con La somma delle cose (Einaudi, pp. 160, euro 16) scrive un resoconto di tutto quello che è stato e lo fa con analitica puntualità dando forma al dolore che prende origine in quei minuscoli, inizialmente invisibili, slittamenti quotidiani che tendono a tramutare il ricordo in una forma di male obbligatoriamente da attraversare per arrivare a provare a capire.

UN TENTATIVO che precede le ragioni, non si tratta infatti di individuare il movimento razionale, ma di rimembrare un sé ora distante e farne un rito, un modo per ritrovarsi cambiati, magari addolorati, ma integri. La somma delle cose ha la forma di un lungo monologo, a tratti straziante e in alcuni casi volutamente patetico che ricerca quasi ossessivamente le tappe di una sconfitta che però non può definirsi mai tale, perché è la sconfitta stessa che va rivelata e da cui bisogna liberarsi. Quella somma in perdita che diventa una convinzione da cui sfuggire, una somma data da tutti gli scontrini di una relazione, di un tempo consumato e pagato insieme.