Andrea Carpinteri ha quarant’anni e una storia che, ascoltandola, dà una sensazione strana: quella di trovarsi davanti a qualcuno che ha fatto il giro largo per arrivare nello stesso punto in cui, forse, era destinato a stare da sempre. Solo che a volte la vita funziona così. Ti allontana proprio da ciò che ami per capire quanto sia davvero tuo. Perché spesso siamo convinti che crescere significhi seguire una linea precisa. Studiare, lavorare, costruire qualcosa di stabile, trovare il proprio posto e restarci. Ci raccontano che esiste una direzione corretta e che il segreto stia nel non perderla mai. E quando ci fermiamo, quando cambiamo strada o quando torniamo indietro, abbiamo quasi la sensazione di aver fallito. Poi però esistono persone che mettono in discussione questa idea. Andrea Carpinteri è una di quelle. Il suo percorso nella recitazione inizia presto. Dopo il liceo lascia la Svizzera, arriva a Roma, studia all’Accademia Beatrice Bracco e comincia quasi subito a lavorare. Serie televisive, cinema, teatro. Quello che per molti rappresenta un obiettivo lontano, per lui sembra iniziare a prendere forma abbastanza velocemente. Eppure, proprio quando qualcosa sembra avvicinarsi, accade qualcosa che spesso nessuno racconta. Arriva la paura. La paura del futuro. La paura della precarietà. La paura di non sapere se ciò che stai costruendo avrà davvero un domani. E così, a un certo punto, Andrea Carpinteri prende una decisione drastica: lascia tutto. Si allontana completamente dalla recitazione. Passa dietro le quinte, entra nel mondo della televisione, lavora come autore e redattore, costruisce un nuovo percorso professionale, presenta. Una vita diversa. Più concreta, più razionale, più sicura almeno in apparenza. E forse è proprio qui che la sua storia smette di essere soltanto la storia di un attore. Perché in realtà dentro questo percorso iniziano ad affacciarsi domande molto più profonde. Quanto delle scelte che facciamo nasce davvero da ciò che desideriamo e quanto, invece, dal bisogno di sentirci accettati? Quanto pesa il giudizio degli altri? Quanto ci condizionano le ferite che ci portiamo dietro da bambini? E quante volte continuiamo a inseguire qualcosa soltanto perché speriamo che, una volta raggiunta, possa finalmente riempire un vuoto? Ascoltando Andrea Carpinteri per questa intervista esclusiva per Virgilio Notizie si ha la sensazione che gran parte del suo viaggio sia passato proprio da lì. Dal bisogno di essere visto. Dal bisogno di sentirsi scelto. Da quella sensazione che conoscono in tanti, anche se pochi la raccontano davvero: credere che il proprio valore dipenda dallo sguardo degli altri. Una figura paterna assente, il peso del rifiuto, il bisogno costante di dimostrare qualcosa, di essere abbastanza. E poi i social, la televisione, i numeri, i follower. Tutte cose che possono diventare una conferma ma che, allo stesso tempo, rischiano di trasformarsi in una misura continua di sé stessi. Finché arriva un momento in cui qualcosa cambia. Non perché improvvisamente spariscano le paure. Ma perché nasce una domanda diversa. Non più: ‘piacerò agli altri?’. Piuttosto: ‘sto facendo davvero quello che rende felice me?’. Ed è lì che Andrea Carpinteri decide di tornare a recitare. Non per rincorrere qualcosa che aveva lasciato a metà. Non per dimostrare di potercela fare. Non per cercare approvazione. Ma, forse per la prima volta, semplicemente per se stesso. Oggi racconta di sentirsi all’inizio del suo percorso professionale. Eppure, ascoltandolo viene da pensare il contrario. Perché forse certi inizi non arrivano a vent’anni. Arrivano molto più tardi. Arrivano dopo aver sbagliato strada, dopo aver avuto paura, dopo aver perso qualcosa, dopo aver provato a diventare ciò che gli altri si aspettavano da noi. E forse quelli sono gli inizi più veri. Perché non nascono dal bisogno di diventare qualcuno. Nascono quando finalmente si inizia a diventare se stessi.
Andrea Carpinteri, l’intervista all’attore: “Per anni ho cercato amore nello sguardo degli altri”
Il bisogno di sentirsi scelto, le ferite dell'infanzia e quel ritorno alla recitazione che sa di rinascita: il racconto intimo di Andrea Carpinteri








