HomeMilanoCronacaLo strazio del padre di Gianluca, massacrato in stazione: “Mi diceva papi, ti prego, non lasciarmi morire”Wilmer Ibarra Silvera ha ancora il sangue del figlio sulla mano. “Abbiamo incrociato dieci, quindici sudamericani. I miei figli mi hanno accompagnato a casa, poi sono andati a prendere il treno. Ho sentito le loro urla dalla finestra. Luca adesso è morto, ma non c’entrava niente con le pandillas”Gianluca Ibarra Silvera, 22 anni, era nato in Italia da genitori originari dell’EcuadorRicevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguiciMilano – Wilmer Ibarra Silvera ha ancora il sangue del figlio vicino al pollice della mano destra: “Non mi sono ancora lavato la mano”, piange disperato sotto casa. A due passi dal luogo in cui è stato ucciso il primogenito Gianluca. Accanto a lui c’è la nuova compagna Erika, che tiene in braccio la figlia di due anni. Lo sorreggono gli amici più fidati, dipendenti della ditta di allestimento stand in cui lavorava pure il ventiduenne assassinato martedì sera alla stazione Certosa. Wilmer continua a ripetere “No Luca no, Luca no” e chiede che “questo omicidio non resti impunito”. Poi aggiunge: “Uno di quelli lo conosco: è un salvadoregno, si atteggia a ras del quartiere. L’ho visto spesso in giro in monopattino”. Gli investigatori della Squadra mobile stanno cercando lui e gli altri complici, una decina in tutto: “Li devono prendere, li devono prendere: mio figlio non c’entrava nulla con le pandillas, pensava soltanto a lavorare e a vivere onestamente”.
Lo strazio del padre di Gianluca, massacrato in stazione: “Mi diceva papi, ti prego, non lasciarmi morire”
Wilmer Ibarra Silvera ha ancora il sangue del figlio sulla mano. “Abbiamo incrociato dieci, quindici sudamericani. I miei figli mi hanno accompagnato a casa, poi sono andati a prendere il treno. Ho sentito le loro urla dalla finestra. Luca adesso è morto, ma non c’entrava niente con le pandillas”












