di

Pierpaolo Lio

«L'altro mio figlio 20enne ha raccontato che già prima li avevano incrociati, e questi avevano detto di essere “i re”. Gianluca gli è morto tra le braccia»

La voce è ancora impastata dal pianto. Che ricaccia indietro con lunghe pause e grandi respiri. Soprattutto quando le si chiede di Gianluca. Pausa. Prende fiato. Si commuove. E si deve sforzare per parlarne al passato. «Era un ragazzo dolce, solare, affettuoso, e molto attaccato alla famiglia». Jenny Silvera è la madre di Gianluca Ibarra Silvera, morto martedì sera a 22 anni sul binario «6» della stazione di Milano Certosa. Inseguito, raggiunto, sopraffatto da una quindicina di ragazzi — probabilmente pandilleros dei Latin Kings — e ucciso con uno (dei tanti) fendenti che gli ha squarciato l’aorta femorale.

«Per prima cosa mi lasci chiarire un aspetto. Mio figlio non era membro di nessuna gang. Né Gianluca, che era un ragazzo timido e buono, né suo fratello, che è stato anche lui aggredito. Sono ragazzi per bene. I miei figli li ho cresciuti con principi e valori, insegnando loro a non fare mai del male a nessuno».