«Mentre attraversava i binari Gianluca è caduto tre volte. Per due volte il fratello l'ha aiutato. La terza non ce l'ha fatta. Sono arrivato troppo tardi», le parole di Wilem Ibarra, il padre del ragazzo ucciso al binario 6 di Milano Certosa

«Ho sentito un urlo. Sono corso là, ma sono arrivato troppo tardi». Lo racconta Wilem Ibarra, il padre di Gianluca, ucciso da un gruppo di sei persone al binario 6 della stazione di Milano Certosa. All’incrocio davanti casa, a 100 metri dal luogo in cui il figlio è stato accoltellato, Wilem Ibarra ricorda quella notte al Corriere della Sera e non si dà pace per quanto successo: «Mio figlio era un pezzo di pane. Non ha mai fatto male a nessuno. Era un gran lavoratore. Eravamo appena tornati da Como, dal lavoro. Eravamo stanchi. Volevamo solo stare tranquilli».

«Li avevamo visti prima. Me l’hanno ammazzato senza ragione»

Wilem Ibarra ricorda di aver già visto i ragazzi che hanno aggredito il figlio. «Avevo accompagnato i miei figli al minimarket, e abbiamo incrociato questi sei. Facevano gli sbruffoni, con le mani facevano simboli di gang». Con Gianluca c’era anche il fratello Gianfranco e un amico, l’unico che è riuscito a scappare durante l’aggressione. Il padre racconta di essersi separato dai figli nella stazione di Milano Certosa per tornare a casa dalla loro madre. Lì, il nuovo incontro con gli aggressori: «Erano di più, però. Avevano coltelli, forbici, bottiglie. E me l’hanno ammazzato. Ma per cosa?».