Yaber Naggay era seguito da un Centro di Salute Mentale ed era già stato espulso dalla Germania perché considerato socialmente pericoloso. Ma per il fratello la sua storia è stata strumentalizzata

Immagine di repertorio

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Alcuni giorni fa, con un’operazione rapida, è stato fermato a Reggio Emilia Yaber Naggay, 22enne nato in Italia ma di origini marocchine, considerato dagli investigatori un conclamato sostenitore dello Stato Islamico. Avrebbe avuto ripetuti contatti con un sostenitore del Daesh che gli avrebbe proposto di addestrarlo per compiere un attentato. Il 22enne avrebbe anche acconsentito ma questi messaggi sono stati intercettati e Naggay è stato fermato dalle forze dell’ordine italiane. Pare che il 22enne fosse pronto ad agire nell’immediato, già nelle ore successive. Pare che fosse attenzionato già dal 2024, quando venne arrestato in Germania dove si era già dichiarato sostenitore dello Stato islamico, era stato espulso e nel nostro Paese era entrato nel circuito di assistenza di un Centro di Salute Mentale.La sua pericolosità è conclamata ma, nonostante questo, il fratello non sembra essere d’accordo sull’azione italiana. “Che vergogna è l’Italia, sfruttare un povero ragazzo e una situazione sensibile e difficile per strumentalizzare l’odio. Non vorrei parlare con nessuno, grazie”, ha dichiarato al quotidiano Il Resto del Carlino, che lo ha contattato via Messenger, il fratello di Naggay. La loro famiglia ha vissuto per anni a Reggio Emilia prima di emigrare in Germania, dove Yaber ha trascorso del tempo tra gli istituti penitenziari e le cure per la salute mentale, dicendosi sempre sostenitore dell’Isis. Abdelkrim Ouargzi, uno dei fondatori del centro islamico di Reggio Emilia, conosce bene la famiglia, in quanto il padre frequentava la struttura prima di emigrare, nel 2015: “I suoi genitori hanno avuto tre maschi e una femmina. Il padre Khalid lavorava per un’officina meccanica a San Martino; poi uno dei fratelli si è sposato con una donna tedesca e anche Khalid ha deciso di trasferirsi in Germania, dove ha trovato un’altra occupazione. Da allora non abbiamo più avuto contatti con loro”.