Il figlio d'arte, ormai una delle firme più ricercate del pop italiano, propone un disco del tutto distante dal mondo delle hit, intellettuale e profondo.

Paolo Santo Superstar, nuovo disco di Paolo Santo, è un’esperienza musicale a dir poco spiazzante. Questo perché dietro il cognome Santo si cela Antonacci, proprio il figlio di Biagio, che ormai nella discografia italiana attuale brilla assolutamente di luce propria essendo una delle firme più ricercate. C’è lui, per dire, dietro la trilogia di hit (Mon Amour, Bellissima e Sinceramente) che ha riacchiappato per i capelli la carriera moribonda di Annalisa. Così come c’è lui dietro il periodo tormentoni estivi di Fedez (Mille, La dolce vita, Disco Paradise). E poi ancora lui dietro successi sanremesi come Tango di Tananai o I p’ me, tu p’ te di Geolier. In pratica quasi la totalità del pop da classifica degli ultimi anni, proposto a ritmi industriali e praticamente infallibili. Così è naturale che cliccando play su Paolo Santo Superstar, chiaro riferimento, anche nella locandina, al più famoso Jesus Christ Superstar, le aspettative sono delle peggiori, già ci si immagina la rivincita ultrapop di un autore pronto a prendersi il proscenio. Niente di più sbagliato. Il disco di Paolo Santo è una piccola epopea in sette capitoli, uno più interessante dell’altro, la stessa capacità, indiscutibile, di realizzare musica dal facilissimo accesso si traduce, sbalzata dalla parte opposta dell’universo musicale, in un intellettualismo alto e profondo, del tutto radicale, del tutto sincero.