“I p’ me, tu p’ te” di Geolier, il tormentone estivo “Mille” di Fedez, Orietta Berti e Achille Lauro, “Sinceramente” di Annalisa e “Tango” di Tanani cosa hanno in comune? Una firma, Paolo Antonacci, figlio di Biagio. Uno dei “golden boy” degli autori italiani ha deciso che era arrivato il momento giusto di “far per sé” ed ecco che ha sfornato sette brani per l’album d’esordio “Paolo Santo Superstar” con una copertina che rievoca il mondo hippie degli Anni 60 e con una torre di Babele alla sua destra. Il riferimento naturalmente è all’opera musicale “Jesus Christ Superstar”. Scrittura onirica, sognante, ricca di metafore, sound psichedelico ma anche che cattura al primo ascolto. Paolo Santo ha fatto centro: è un album che mostra una personalità musicale interessante che, al momento, non si intravvede altrove.
In quanti ti hanno detto che somigli a Gesù?
Mi è stato fatto notare così tante volte che poi, alla fine, ci ho anche un po’ giocato sopra (ride, ndr).
Il look è voluto?
In realtà no perché durante il Covid ho smesso di tagliarmi i capelli. A un certo punto, sono saltate fuori tutte queste analogie con la figura di Gesù ci ho anche giocato un po’, ma sempre rispettosamente.






