La presidente del comitato Fenice Viva, protagonista della campagna contro la musicista toscana, non è stata eletta nella lista di Avs

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C’è una debacle nella debacle a Venezia. La sconfitta al primo turno del centrosinistra ha smentito una volta per tutte la narrazione di chi ha sostenuto che la nomina di Beatrice Venezi a direttore musicale della Fenice sarebbe stata decisiva per far perdere la città al centrodestra. Per mesi si è scritto che i veneziani erano solidali con la protesta degli orchestrali e che la campagna anti-Venezi era popolarissima in Laguna. Le urne hanno detto altro e a darne ulteriore conferma è stato lo spoglio per le preferenze dei candidati al consiglio comunale. La “pasionaria” non elettaAnna Messinis, “pasionaria” della causa e presidente del comitato Fenice Viva che a colpi di comunicati ha contestato la nomina della musicista toscana, non è stata eletta. La leader del gruppo a sostegno della protesta degli orchestrali, candidata in Alleanza Verdi e Sinistra (Avs), si è piazzata soltanto quarta all’interno della sua lista raccogliendo appena 356 voti. Più di 600 preferenze di distanza dall’unico eletto del partito di estrema sinistra, Gabriele Risica, che ne ha conquistate 1006. La campagna elettorale di Messinis, peraltro, aveva rivendicato quella che ha definito una “battaglia di civiltà” ed aveva parlato di “sostegno della città”. La città, in realtà, ha voltato le spalle al primo turno al centrosinistra che per mesi ha appoggiato la protesta degli orchestrali e all’interno della stessa Avs è stato bocciato senza mezzi termini la presidente del comitato Fenice Viva. Per Messinis non è la prima volta: pochi mesi fa aveva mancato l’elezione anche al consiglio regionale veneto a cui si era candidata sempre per Avs.