La sinistra si scatena contro il nuovo direttore de La Fenice. Malan (Fdi): "Proteste solo di parte"

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Proteste plateali e manifestazioni contro Beatrice Venezi (nella foto), nominata direttore del Teatro La Fenice di Venezia. Fioccano le polemiche per la prima donna a ricoprire questo incarico nel teatro veneto, un altro soffitto di cristallo che viene giù in uno dei teatri più prestigiosi d'Italia e del mondo. Prima del concerto sinfonico di sabato dedicato agli abbonati, i lavoratori hanno organizzato un volantinaggio all'esterno del teatro e gli astanti hanno dato seguito alle richieste, lanciando gli stessi volantini dalle balconate al termine dell'evento in solidarietà con la protesta. "La musica non ha colore, non ha genere, non ha età", rivendica chi si oppone alla nomina di Venezi, che "non garantisce né qualità artistica né prestigio internazionale", nonostante il curriculum più che prestigioso vantato dal direttore. Anche i sindacati ora alzano gli scudi, gli stessi che nel frattempo aizzano le piazze per la Palestina contro il governo. Viene considerata una nomina "politica" e sorge il dubbio che su Venezi gravi un pregiudizio, come ha fatto notare Federico Mollicone, presidente di FdI della commissione Cultura della Camera, perché "paga il non appartenere al circoletto". La colpa di Venezi pare sia quella di non avere una tessera di partito, tanto meno di sinistra (che le garantirebbe probabilmente onori maggiori), e di essere "bella", come già dichiarato in passato. E non stupisce che il M5s, al pari di alcuni sindacati, stia cavalcando l'onda per un posizionamento, trovando l'ennesimo pretesto d'attacco al governo Meloni. "La cultura italiana non appartiene a un partito", dichiarano Gaetano Amato e Luca Pirondini, deputato e senatore M5s. Parole alle quali ha replicato il capogruppo di FdI in Commissione Cultura alla Camera, Alessandro Amorese, sottolineando che è strano sentir parlare la sinistra "dopo che il ministro Franceschini ha fatto delle Fondazioni lirico sinfoniche il sistema di promozione e di bocciatura dei suoi accoliti".