Ugo Bergamo, che fu sindaco di Venezia dal 1990 al 1993, nell’epoca in cui Tangentopoli scardinò la Prima Repubblica, ha uno sguardo lungo sulla politica. E quando arrivano i primi exit poll, a chi gli chiede che cosa possa aver cambiato la predizione dei sondaggi e le aspettative del centrosinistra di tornare a governare Venezia, confida: “Tra gli elementi della campagna elettorale, il centrodestra ha puntato molto il dito contro la candidatura, da parte del campo largo, di sei esponenti della comunità bengalese che da tempo chiedono una moschea a Mestre. Sicuramente può avere influito, si è molto aizzato una reazione della gente rispetto a una legittima aspettativa di chi vive in città e che non può essere considerato invisibile”. A Venezia, che pure nei secoli lontani trafficava, dialogava e guerreggiava con l’Oriente, è accaduto: “Soffiare sul fuoco paga, magari nel breve periodo, ma alla lunga forse non è la scelta vincente”.
Che il centrodestra avesse deciso di schierare le truppe anti-immigrati lo si era capito con la calata in città, un paio di mesi fa, dell’eurodeputata leghista Annamaria Cisint, pronta a lanciare anatemi contro il luogo di culto che i bengalesi vorrebbero costruire a ridosso della stazione ferroviaria. Ci aveva poi pensato Matteo Salvini ad alzare il livello dello scontro. “Baby gang, maranza, locali abusivamente occupati come pseudo luoghi di culto sono temi importanti e portare più poliziotti, più carabinieri, più telecamere, in realtà come Mestre è fondamentale”. Infatti il ministro Matteo Piantedosi era arrivato in laguna per annunciare l’arrivo di nuove forze dell’ordine. Notoriamente attento alle ragioni della fede, Salvini aveva rincarato: “Bene ha fatto il Comune a chiudere non luoghi di culto, ma luoghi occupati e utilizzati abusivamente e illegalmente. Non c’è qualcuno che nel nome del suo Dio può fregarsene delle leggi, dei regolamenti, dei vincoli. Quindi i luoghi di culto, come tutti gli altri esercizi, devono rispettare le leggi e se non le rispettano chiudono”.










