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Maledizione, erano proprio pochi a Venezia i musulmani alle urne e nonostante pullman e precettazione il Pd si è arreso. Al primo turno il centrodestra, contro tutti i gufi dei pronostici farlocchi, si è ripreso la città. Quelli del Nazareno la rivedranno in gondola. Hanno tentato di speculare su Beatrice Venezi, sulla Biennale di Pietrangelo Buttafuoco ma la solita musica stonata ha stravolto il cammino dei «celebri» orchestrali della Fenice. Lavorare e non protestare. «Morti a Venezia», potremmo dire del campo largo che più largo non si poteva. Ma sono affondati malamente. Evidentemente il dopo Brugnaro non era così minaccioso agli occhi dei veneziani. Che hanno ridato una bella fiducia al centrodestra. Un caso? Manco per idea, come testimonia anche la straordinaria vittoria di Reggio Calabria, una città finalmente strappata ad una sinistra che non la meritava.
Campo largo, morte a Venezia. Il grande autogol del voto Bangla-Dem
Nord e Sud, sì, anche quel Sud che si voleva stufo del governo, ostile al Ponte sullo Stretto e tutto quel che si può dire di peggio da parte dei faziosi che sventolano bandiere rosse sulle urne vuote dei loro consensi. Persino la terza grande città, Messina, resiste nelle mani degli uomini di Cateno De Luca, in questo caso senza destra e senza sinistra a riuscire a fronteggiarlo, e l’alternativa non si vede nemmeno da quelle parti. Vincono a Prato, ma assediati da Arezzo che andrà al ballottaggio. Poi, la notizia più brutta per la Schlein: a Salerno stravince il cacicco, Vincenzo De Luca, che non ha voluto nemmeno il Pd del figlio segretario regionale nella sua coalizione. Schiaffoni a gogò... È già finita l’onda referendaria, quel voto che per Elly aveva distrutto ogni possibilità di successo per il centrodestra. Un voto che era apparso come un’onta per chi voleva riformare la giustizia ha già visto svanire gli effetti negativi sulla maggioranza. Per Nordio, che è veneziano, una rivincita in casa, che fa bene al morale. Non ce le siamo scordate le loro scene di giubilo; i magistrati che festeggiavano senza sobrietà; e la sinistra che già si stava spartendo i ministeri per l’inevitabile vittoria dell’Armata rossa. Macché, come al Monopoli hanno beccato la carta sbagliata e devono ripassare dal via. Perché non basta fingere unità per vincere. La loro pretesa illusoria Il Tempo l’aveva già messa in luce sabato scorso, quando uno che se ne intende come Gigi Crespi aveva fatto a pezzi proprio i sondaggisti che accreditavano senza motivo il trionfo prossimo venturo della compagnia di giro autobattezzata campo largo. E tutto questo accade perché è la sinistra ad essere manifestatamente impresentabile: per leadership che non c’è; per programmi che non ha e quando li ha terrorizzano chi li legge e li ascolta; per consenso che è di là da venire.











