Il procedimento penale incentrato sulle presunte pressioni criminali ed estorsive nel territorio lametino si chiude con una radicale smentita delle ipotesi investigative iniziali. Il Tribunale di Lamezia Terme, presieduto dal magistrato Angelina Silvestri con i giudici a latere Brigida Candela e Martina Gallucci, ha pronunciato una sentenza di assoluzione totale nei confronti dei quattro cittadini lametini che si trovavano alla sbarra. Gli imputati dovevano rispondere, a vario titolo, di reati gravi quali tentata estorsione, danneggiamento, ricettazione e porto in luogo pubblico di armi da fuoco, tutte fattispecie contestate originariamente con l’aggravante del metodo mafioso.
L’organo giudicante ha differenziato le formule di proscioglimento a seconda delle singole posizioni processuali esaminate durante il dibattimento. Per Nino Cerra, assistito dall’avvocato Aldo Ferraro, e Angelo Francesco Paradiso, tutelato dall’avvocato Antonio Larussa, il collegio ha decretato l‘assoluzione con la formula ampia “perché il fatto non sussiste” in ordine alle contestazioni relative al danneggiamento e ai reati in materia di armi. Per quanto concerne invece i fratelli Davide e Saverio Giampà, difesi rispettivamente dai legali Osvaldo Rocca e Renzo Andricciola, i giudici hanno pronunciato un verdetto di assoluzione “per non aver commesso il fatto” rispetto alla pesante accusa di tentata estorsione aggravata.










