Si chiude con una raffica di assoluzioni il processo che vedeva alla sbarra quattro lametini, accusati a vario titolo di tentata estorsione, danneggiamento, ricettazione e porto in luogo pubblico di armi da fuoco, reati tutti contestati con l'aggravante del metodo mafioso.Il Tribunale di Lamezia Terme (Presidente Angelina Silvestri, a latere Brigida Candela e Martina Gallucci) ha pronunciato oggi la sentenza di assoluzione nei confronti di:Nino Cerra (difeso dall’avvocato Aldo Ferraro) e Angelo Francesco Paradiso (difeso dall’avvocato Antonio Larussa), per i quali i giudici hanno decretato l'assoluzione con la formula "perché il fatto non sussiste" in merito alle accuse di danneggiamento e reati in materia di armi.Davide Giampà (difeso dall’avvocato Osvaldo Rocca) e Saverio Giampà (difeso dall’avvocato Renzo Andricciola), assolti invece "per non aver commesso il fatto" dall'accusa di tentata estorsione aggravata.La vicenda e il crollo dell'accusa
Al centro del procedimento penale c'erano le presunte pressioni e le intimidazioni subite da un rivenditore di pneumatici di Lamezia Terme. Secondo l'ipotesi accusatoria iniziale, i primi due imputati avrebbero risposto del danneggiamento e del porto d'armi, mentre i due fratelli Giampà della tentata estorsione per conto delle consorterie locali.Il verdetto di assoluzione totale, tuttavia, era stato ampiamente anticipato dalle conclusioni dello stesso Pubblico Ministero della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, Giuseppe Cozzolino. Nel corso della scorsa udienza, infatti, il PM aveva preso atto che l'istruttoria dibattimentale non era riuscita a dimostrare la responsabilità penale dei quattro imputati, sollecitandone così il proscioglimento.Una linea, quella dell'insufficienza di prove, sposata e rimarcata con forza anche dai difensori Ferraro e Larussa. Nelle loro arringhe, i legali hanno evidenziato l'esistenza di insanabili contraddizioni nelle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia, ritenute inidonee a sostenere l'impianto accusatorio e a dimostrare la colpevolezza degli assistiti, portando così il Tribunale all'odierna sentenza di assoluzione.









