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Il tonfo è di quelli che lasciano il segno, come è triste Venezia, soltanto due mesi dopo. A marzo i No al referendum sulla giustizia in laguna erano arrivati al 55%: le elezioni amministrative saranno una formalità, prevedevano al Nazareno. Al «banchetto» così si erano presentati in tanti, un campo larghissimo, da Italia Viva a Rifondazione comunista, fino alla corrente bengalese del Pd e ai Radicali italiani. In transatlantico i fedelissimi di Elly Schlein si lasciavano andare alle più rosee previsioni: «Ci imponiamo. Forse al primo turno». I sondaggi che circolavano d’altra parte confermavano: non c’è gara. Lo schema era già scritto: l’assalto a Giorgia Meloni è cosa fatta, «Stiamo arrivando». Poi l’onda d’urto della realtà, si porta via i sogni di rivalsa. Già con i primi seggi scrutinati alla chiusura delle urne le certezze hanno cominciato a vacillare e il distacco del candidato di centro destra, Simone Venturini, a crescere, sempre oltre il 50%. Finirà la sua corsa al 51%: game over. Lo sfidante, che era già stato incoronato, è il senatore Andrea Martella, che da mesi preparava la campagna elettorale, con la serenità di chi sente di avere la vittoria in tasca, «Il vento sta tirando dalla nostra parte».