di Mario Sechimartedì 26 maggio 20263' di letturaSarà stato il cattivo funzionamento del Mose, sono in corso gli accertamenti tecnici, ma il fatto è chiaro: il Campo Largo a Venezia è affondato. Acqua alta. Il dato politico è che la “remuntada” è rinviata ancora una volta. State serenissimi, compagni, avete perso. E non per un soffio, in Laguna vi siete inabissati. Andrea Martella è una persona seria, la sua coalizione no. «Vinciamo la prossima volta» sarà lo slogan degli amici della sinistra. La morte della maggioranza meloniana è una resurrezione dopo il referendum, un voto che aveva alimentato l’illusione e fatto scattare il ballo di Bonelli con la musica degli Inti Illimani. Questo non significa che nel centrodestra non ci siano problemi, ma che la sua forza, i colti la chiamano “resilienza”, è molto più grande di quel che raccontano i gazzettieri progressisti.Lezione: quando si mette in campo un candidato moderato, non un urlatore, il centrodestra vince. È un elemento chiave da mandare a memoria, anche per altri casi che arriveranno in futuro. In particolare a Milano dove se escludete la ZTL la città ambrosiana è contendibile. I nomi di Albertini e Moratti sono il memo per chi deve decidere. Il Campo Largo si è sopravvalutato, il referendum è stato un inganno e, come ho sempre scritto, ogni elezione ha la sua storia. Il referendum era una partita singola, non il Grande Slam, aveva radunato voti aggiuntivi, non una base consolidata. Finita l’illusione, ieri è tornata la realtà. È vero, il centrosinistra ha vinto a Salerno, ma l’affermazione di Vincenzo De Luca è tutto tranne un trionfo di Elly, anzi oserei dire che De Luca è un vero candidato di destra radicale, un caudillo. Sul piano politico, per Schlein si tratta di una penosa battuta d’arresto. Aveva investito moltissimo nella gita in laguna, è finita in un naufragio.Quanto al Movimento 5 Stelle, ha numeri da prefisso telefonico. Venezia non è la regola e non vuol dire che alle elezioni politiche non ci si debba rimboccare le maniche e soprattutto far bene in chiusura di legislatura. Manca ancora un anno. Il resto della partita è semplice da analizzare: la maggioranza c’è, l’opposizione perde e tutto il resto, francamente, è solo poesia. Analisi strategica finale: la sconfitta a Venezia non è un evento isolato, è la diagnosi di un errore di valutazione da parte del centrosinistra, che ha scambiato un voto referendario di protesta contro il governo per un consenso consolidato. La realtà politica è che la coalizione di governo, pur con i suoi problemi interni, dimostra una significativa resistenza e capacità di assorbire gli shock, soprattutto quando schiera candidati senza colpi di testa, in grado di vincere al primo turno con un margine abissale. La sinistra ha costruito una strategia su un’illusione e ha fallito. Post scriptum: chi si stava riposizionando in vista di una sconfitta di Meloni - soprattutto nel piccolo establishment degli affari che finge di sostenere la premier - ieri ha vissuto un momento di panico. Non è finita, è appena iniziata. E le volpi finiscono sempre in pellicceria.
In Laguna sprofonda la grande illusione del referendum | Libero Quotidiano.it
Sarà stato il cattivo funzionamento del Mose, sono in corso gli accertamenti tecnici, ma il fatto è chiaro: il Campo Largo a Venezia...












