ROMA. Alla fine, a restituire il sorriso a Giorgia Meloni è Venezia. La città che fino a pochi giorni fa, dentro Fratelli d’Italia, veniva raccontata come il luogo simbolo di una possibile débâcle. «Dopo Luigi Brugnaro sarà durissima», sussurravano nella maggioranza, ancora intossicati dalle scorie del referendum e da quel racconto di un centrodestra improvvisamente vulnerabile. E invece la Laguna si trasforma nel manifesto della controffensiva meloniana. Quando dal comitato di Simone Venturini iniziano ad arrivare i primi numeri, a Palazzo Chigi capiscono che la serata ha preso una piega insperata. «Miracolo mondiale», scherza la premier. Poi, a risultato ormai consolidato, arriva anche il messaggio affidato ai social: «E anche oggi, il tanto annunciato crollo del centrodestra, lo rimandiamo a domani».
Elezioni Venezia, Meloni chiama Venturini durante i festeggiamenti: "Risultato bellissimo"
Non è solo una vittoria amministrativa. È un ribaltamento di atmosfera politica. Per settimane il governo aveva dovuto incassare il contraccolpo del referendum, con il centrosinistra convinto che dalle urne delle Comunali potesse partire un nuovo segnale contro l’esecutivo. Proprio Venezia doveva diventare, nelle intenzioni dei leader progressisti, il laboratorio del messaggio nazionale. L’idea era semplice: espugnare la città simbolo del nord produttivo e certificare l’inizio della difficoltà meloniana. È successo l’opposto, come rivendica in un post a tarda sera la premier, ironizzando sulle dichiarazioni fatte da Schlein prima del voto. Il delfino di Brugnaro, sostenuto dal centrodestra e anche dal Partito Liberaldemocratico di Luigi Marattin, non solo tiene Venezia, ma chiude la partita al primo turno e rifila un distacco in doppia cifra al candidato del Pd. Un risultato che dentro FdI nessuno dava davvero per scontato. Anche perché la Laguna arrivava da mesi complicati. Il referendum aveva consegnato al No un risultato superiore al 55 per cento e alle Regionali dello scorso novembre il centrosinistra aveva mostrato segnali incoraggianti. Per questo il successo di Venturini viene letto come la possibilità di riprendere la corsa dove gli italiani l’avevano interrotta il 23 marzo scorso. L’altra notizia che conforta la maggioranza arriva da Reggio Calabria. Qui il ritorno del centrodestra dopo dodici anni era atteso, quasi fisiologico, ma il doppio colpo consente a Meloni di archiviare almeno per qualche ora il racconto di una coalizione in affanno. Il quadro generale, però, resta più frastagliato di quanto racconti l’euforia della serata. Il centrosinistra conserva infatti un vantaggio numerico complessivo nei comuni maggiori. E al Sud la maggioranza continua a mostrare crepe profonde. In Sicilia, dove governa Renato Schifani tra fibrillazioni continue e rimpasti mai chiusi, il centrodestra continua a perdere terreno a favore di civiche e coalizioni ibride. Non va meglio in Puglia e in Campania. E perfino quella Toscana che per mesi la destra aveva immaginato come terreno di conquista restituisce un bilancio in chiaroscuro: perse Pistoia e Prato, solo ad Arezzo il centrodestra resta avanti.













