Roma, 25 mag. (askanews) – Roma, 25 mag. (askanews) – Il dato era inatteso e, a volerla riassumere in poche parole, la reazione di Fratelli d’Italia alla tornata di amministrative, soprattutto grazie alla insperata vittoria al primo turno a Venezia, suona più o meno così: “L’abbiamo sfangata”. La premessa, quasi d’obbligo persino a taccuini chiusi, è che non si può dare a un voto per le comunali un significato nazionale. E, tuttavia, il sospiro di sollievo, anche per Giorgia Meloni, sta soprattutto nel poter provare a invertire il vento della narrazione, cambiando quell’immagine di esecutivo ammaccato e in confusione dopo la batosta al referendum sulla giustizia. E’ quello che la stessa presidente del Consiglio fa con un messaggio di prassi sui social di auguri ai neo eletti, che si conclude con un post scriptum dal tono molto meno istituzionale: “E anche oggi, il tanto annunciato crollo del centrodestra, lo rimandiamo a domani”. D’altra parte, già mentre gli exit poll sconfessavano qualsiasi sondaggio sul voto nella città lagunare, Meloni aveva scritto al senatore veneto Raffaele Speranzon, che una affermazione senza nemmeno finire al ballotaggio sarebbe stata “mondiale”.
Il ragionamento che nella sostanza viene fatto filtrare è che quando ci sono da votare le facce e i simboli, gli elettori scrivono una storia diversa da quella raccontata dall’opposizione dopo il referendum. “Settimane e settimane che si parlano addosso e gioiscono a sinistra su come è cambiato il vento. Poi arrivano gli italiani, si esprimono, e si svegliano e i loro sogni si infrangono con la realtà dei fatti”, dice il responsabile Organizzativo di Fdi, Giovanni Donzelli. A palazzo Chigi considerano questa come una boccata di ossigeno, anche per un dato fattuale non secondario: questa è l’ultima elezione che precede il grande test a cui sempre la premier ha rinviato ogni giudizio sul suo operato, quello delle Politiche. Una sfida che nella sostanza è cominciata da mesi ma che a questo punto entra nel vivo anche perché, tra la priorità della premier, c’è quella di una riforma delle regole del voto che, attraverso una riforma proporzionale con premio di maggioranza, allontani il suo grande incubo: il pareggione.













