di

Antonio Polito

L’altro obiettivo del Campo largo è la Toscana, con due capoluoghi su tre in mano agli avversari

Mediaticamente schiacciato tra l’eco del referendum, spartiacque della legislatura, e l’eco delle guerre, che preoccupano ben più l’opinione pubblica, il turno amministrativo di domenica 24 maggio e lunedì 25 maggio non segnerà certo le sorti del Campo largo. Ma qualche indizio lo darà. Soprattutto a Venezia, la più importante delle città alle urne e unico capoluogo di regione. Il larghissimo rassemblement che va «da Che Guevara a Madre Teresa» (per dirla con Jovanotti), ma i cui leader hanno fatto di tutto per evitare anche stavolta la fatidica foto di gruppo, ha una ottima chance di vincere, mettendo fine alla lunga parentesi (11 anni) di governo del centrodestra (sotto le mentite spoglie del «civico» Brugnaro).

Sarà il risultato cui è più possibile dare un valore nazionale, per la singolare circostanza che Venezia è stata scelta negli ultimi mesi come una specie di set cinematografico delle tendenze suicide del centrodestra (vedi alla voce Biennale e Fenice). Si può dire perciò che vincere in Laguna è la condizione «sine qua non» perché il Campo largo possa dire che ormai la «remuntada» è riuscita, e che i due schieramenti a livello nazionale si equivalgono.