Il campo largo sogna una vittoria che lanci le Politiche. Incognita Vannacci

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A sentirli parlare per nessuno le elezioni comunali possono essere considerate la prova generale delle elezioni che si svolgeranno tra un anno: sei milioni di cittadini chiamati al voto non sono pochi, ma il campione è composto da città non grandi e non omogenee. "Al massimo - osserva Giovanni Donzelli, anima del partito della Meloni - la sinistra si prenderà Venezia e noi Reggio Calabria, non mi sembra che cambi molto". "Con tutto il rispetto per la perla della laguna Venezia - ammette il capo dei senatori del Pd, Francesco Boccia - ha gli stessi abitanti di Bisceglie".Sono analisi oggettive. È indubbio. Ma in una campagna elettorale lunga come quella che si è inaugurata dopo il referendum, che potrebbe durare addirittura un anno e mezzo, non c'è nulla di oggettivo. Tutto fa brodo. Quello che conta è il racconto. E il campo largo ha tutto l'interesse ad imporre la narrazione che vede la parabola del gradimento del governo in discesa. Ineluttabilmente. Renzi, Franceschini e Boccia lo ripetono un giorno sì è un altro pure. "La partita importante - osserva l'ex premier - è Venezia. Se lì il campo largo vince addirittura al primo turno è un altro segnale di trattamento di fine rapporto per la Meloni".Già il licenziamento della premier, che non ritrovi nei sondaggi di oggi (i due poli viaggiano appaiati) ma semmai è legato a un processo di logoramento che secondo i leader del centrosinistra si è messo in moto. Spiega la maga dei numeri Alessandra Ghisleri: "La sinistra è sicura di vincere le politiche ma non si capisce da cosa ricavi questa convinzione guardando i dati del presente. È un training autogeno. È vero però che per i partiti di governo si è innescato un meccanismo che li porta a perdere voti. La Lega è insidiata da Vannacci. E per un governo è difficilissimo se non impossibile risalire la china. Finisce per inseguire e per non imporre più il suo gioco".Si capisce, quindi, perché alla fine la sinistra farà in ogni caso rullare i tamburi lunedì prossimo. "È quello che mi aspetto" è la previsione di Donzelli. E, infatti, mentre i leader del campo largo in questa campagna girano come trottole, quelli del centrodestra almeno per il momento latitano. Quel voto a sinistra va infiocchettato perché potrebbe essere l'ultima prova elettorale prima delle politiche. A destra, invece, va nascosto, esorcizzato, osservando che sul piano dei numeri non è importante.Indossando le vesti dell'oracolo Boccia si lascia andare a questa profezia: "Alla fine il grosso dei comuni lo prenderemo noi. Ma non è importante: il punto è che la Meloni si è ficcata in un angolo da cui non può uscire. Non può diventare completamente europeista per non favorire Vannacci. Non può competere con lui sul sovranismo perché il generale nella radicalizzazione farà sempre più uno. Più va avanti e più sarà peggio per lei. Anche per la data del voto: la logica vorrebbe che andasse alle urne prima delle amministrative del prossimo anno visto che il voto nelle grandi città per noi potrebbe trasformarsi in un trampolino per le politiche. Alla fine opterà per l'autunno del 2027 facendoci un altro favore: che farà fino ad allora? La legge elettorale? Checché ne dica Franceschini noi non gli daremo un dito per approvarla".Sicumera o consapevolezza? Di sicuro con Calenda che giura che non andrà con il centrodestra sulle politiche peserà molto il fattore Vannacci. Il generale è un vulcano di tattiche, strategie e piani. "A Vigevano - racconta - si presenta un mio uomo a capo di una civica in contrapposizione al candidato del centrodestra. Vedremo. So solo che al mio movimento aderiscono ogni giorno mille persone. Tanti amministratori. Per la verità più di Fratelli d'Italia che della Lega. Se andrò in coalizione con il centrodestra? Sono loro che non vogliono. Romeo ha detto no ancora ieri. Forza Italia tutti i giorni. A me il governo non interessa. E comunque in un'alleanza non ammainerò le mie bandiere. E non tollererò che i forzisti a Bruxelles votino più con il Pd che con la destra".