Ci sono partite che vengono considerate molto aperte come quella a Venezia, unico capoluogo di Regione al voto in queste Amministrative. Altre sono date per scontate, come il ritorno di Vincenzo De Luca nel suo “regno” di Salerno nonostante la spaccatura del centrosinistra e il Pd senza lista e simbolo. Domenica e lunedì sono tante le sfide – come quelle nelle due città “del Ponte” – osservate speciali anche da Roma. Dopo la sconfitta al Referendum, i guai interni e le dimissioni, Giorgia Meloni e i partiti che la sostengono vogliono evitare altre défaillance mentre, dall’altro fronte, il campo progressista cerca di tenere le amministrazioni uscenti, evitando ribaltoni, e conquistarne altre. Anche se le due coalizioni non sempre corrono unite. Quasi 900 i comuni al voto per eleggere il nuovo sindaco e tra questi ci sono 17 capoluoghi di provincia oltre a Venezia: la posta in gioco pertanto non è indifferente.
La partita a Venezia
Nella Serenissima si decide il successore di Luigi Brugnaro, che conclude il decennio alla guida di Venezia con un’inchiesta per corruzione. Il centrodestra punta sull’assessore al Turismo uscente, Simone Venturini, ma teme la sconfitta dopo polemiche e pasticci che hanno investito la città della Laguna: dallo scontro nel governo sul caso Biennale all’affare Fenice con il recente licenziamento di Beatrice Venezi. Nella coalizione la sfida è tutta interna per lo scettro di partito più votato, con Fratelli d’Italia che ambisce al primato. Nel 2020 aveva dominato la lista civica di Brugnaro che, con oltre il 31% dei voti, aveva più che doppiato Lega (al 12%) e Fratelli d’Italia (al 6%). Oggi, però, il quadro è completamente diverso. A sfidare Venturini ci sono altri sette candidati: chi spera nel ribaltone è il senatore Pd Andrea Martella, con tutto il campo progressista unito a suo sostegno. Obiettivo: riconquistare la città dopo la “parentesi” Brugnaro.











