Smentita la narrazione di un campo largo lanciato sull'onda lunga del referendum. Messina conferma l'autonomista Basile. Sei capoluoghi al ballottaggio tra 14 giorni

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Gli occhi di tutti erano puntati su Venezia, l'unico capoluogo di regione al voto in questo tornata elettorale. E non poteva non essere così, complice la lunga teoria di questioni che hanno legato la cronaca politica degli ultimi mesi al nome della città veneta.Le amministrative di questo turno elettorale sono segnate soprattutto dalla vittoria di Simone Venturini, che lascia senza soluzione di continuità il passaggio da Brugnaro alla nuova amministrazione. Delle 18 città capoluogo chiamate a rinnovare i propri organi amministrativi, poco più della metà hanno evitato l'esame del ballottaggio. E tra queste un posto d'onore spetta a Reggio Calabria dove Francesco Cannizzaro (Forza Italia) ha strappato al centrosinistra la guida del Comune che deteneva da undici anni.Dietro i due exploit appena citati, queste elezioni offrono altri temi. Il primo è l'astensionismo. Nei 743 comuni chiamati a scegliere i nuovi sindaci ha votato il 60,06 per cento degli elettori (6,3 milioni gli aventi diritto). Un dato in calo di quasi cinque punti rispetto alle comunali precedenti. Comunque un dato meno negativo dell'andamento degli ultimi anni. È un dato anche questo da leggere sotto il profilo politico. Visto che dopo il boom di partecipazione al referendum, una buona affluenza sarebbe stata vista come letta a sinistra in chiave anti-governo.L'altro tema è la tenuta della coalizione di governo. Dietro il trionfo di Venezia e l'exploit di Reggio Calabria, c'è infatti la solidità politica dei partiti di maggioranza. Smentiti così, quanti sostenevano che il referendum sulla giustizia fosse un voto politico e quindi un primo segnalo di calo del consenso della Meloni e dei suoi alleati. Ed è la stessa premier a sottolineare questo dato salutando i nuovi sindaci. "Auguri agli eletti. Anche questa volta - commenta - il crollo del centrodestra lo rimandiamo a domani".Soprattutto se unito, il centrodestra è capace anche di ribaltare posizioni consolidate come è il caso di Lecco, dove il centrodestra supera, con Filippo Boscagli, il candidato sostenuto da Pd e Avs. "Da settimane si parlano addosso e gioiscono a sinistra su come è cambiato il vento - è il commento di Giovanni Donzelli, responsabile dell'organizzazione di Fratelli d'Italia -. Poi arrivano gli italiani che si esprimono e i loro sogni si infrangono sulla realtà dei fatti". Nel centrodestra sono in molti a sottolineare il fatto che non si è registrato alcun crollo. E soprattutto che il campo largo non ha spostato l'ago della bilancia del consenso. "Le elezioni comunali - suggerisce Maurizio Lupi (Noi moderati) - smentiscono insomma la narrazione di un campo largo lanciato ovunque verso facili successi sull'onda lunga del referendum".Riflettori puntati anche su Reggio Calabria e Salerno. Nella città calabrese Cannizzaro non soltanto ha portato l'alleanza di centrodestra a riconquistare la poltrona di sindaco ma ha anche fatto capire che la maggioranza dei reggini sostiene chi difende il progetto del Ponte, tanto più che anche nella gemella oltre lo Stretto si è riconfermato primo cittadino Federico Basile (con la sua lista autonomista), che da sempre si considera favorevole all'opera anche se critico con il modello operativo scelto. La vittoria di Cannizzaro, suggerisce il vicepremier e leader azzurro Antonio Tajani, è la "sintesi di una tornata elettorale che ha visto il centrodestra uscire consolidato nei consensi". "Si illudeva - ammoniste il ministro degli Esteri - chi riteneva la sinistra pronta a diventare forza trainante del Paese.Altro tema forte di queste elezioni è il caso Salerno. L'ex governatore Vincenzo De Luca torna là dove la sua carriera politica è iniziata. E per la quinta volta indosserà la fascia tricolore della sua città. Non si può dire semplicemente che ha vinto. Ha infatti stravinto soprattutto considerando che la sua presenza in questa competizione elettorale ha costretto il Pd a fare un passo indietro ritirando addirittura il simbolo.Il centrosinistra prova a consolarsi con la riconquista di Pistoia. La città che ha lanciato Alessandro Tomasi (Fratelli d'Italia) non ha confermato la sua vice Anna Maria Celesti, subentrata quando il sindaco si è candidato alla guida della Regione Toscana (alla fine del 2025). Giovanni Capecchi, sostenuto dal campo largo, ha vinto al primo turno con oltre il 54% dei consensi.