Hanno bombardato il referendum per la riforma della giustizia a colpi di “Dire No”, ma avrebbero serenamente potuto intonare un “Al lupo! Al lupo!” che da quelle parti è quasi inno nazionale.
È elementare il giochino da settimana enigmistica al quale partecipa a turno quasi tutto l’arco parlamentare della sinistra e una caleidoscopica pletora di improvvisati costituzionalisti. Bisogna infatti sostituire l’espressione “Al lupo!” con un’altra a scelta tra varie opzioni (spoiler, il risultato sarà lo stesso): «Chi vota Sì è fascista» (sintesi della campagna via social del Pd dalla quale pure esponenti del Pd si sono dissociati, come Pina Picierno); «No alla deriva autoritaria» (Angelo Bonelli); «No alla riforma pericolosa» (Massimo D’Alema). Già, proprio quel D’Alema che, nel biennio 1997-98, da leader del Pds presiedeva la Bicamerale che proponeva «due distinti ruoli: giudicante e requirente, con due diversi Csm». Poi si cambia idea, c’est la vie...
Oggi la sinistra impegnata a boicottare la riforma promossa dal governo Meloni si affida al solito spartito democratico, talmente uguale a se stesso da sembrare sempre nuovo. Del resto, con la memoria corta dell’italiano medio funziona. Da un Ventennio gridano all’arrivo di un altro Ventennio che non arriva mai. Oddio, a essere precisi siamo ormai al trentennio abbondante, da quando il maremoto prodotto dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi ha travolto la «gioiosa macchina da guerra» di Achille Occhetto: uno choc post traumatico evidentemente non curato e forse incurabile.










