«C’è chi dice no, c’è chi dice no!». Apre la cover di Vasco Rossi, chiude Daniele Silvestri – tre ore dopo, per chi resiste al vento e alla pioggerellina gelida – con un inedito che più a tema non si può: «Questa nostra nazione gode ancora, almeno per ora, di una sana e robusta Costituzione».

Si riprende piazza del Popolo, il centrosinistra, per tirare l’ultima volata al No alla riforma della giustizia targata Nordio-Meloni. E sembrano già le prove generali per l’assalto a Palazzo Chigi tra un anno. «Vinceremo le prossime elezioni, ma vogliamo essere controllati da una magistratura indipendente», il grido di battaglia all’unisono di Elly Schlein e Giuseppe Conte.

E pazienza se sotto l’obelisco non ci sono i 50mila dell’ultima manifestazione del Pd, novembre 2023, né la folla pro-Europa di un anno fa: attorno al palco organizzato dal comitato del No il colpo d’occhio è comunque assicurato, qualche migliaio di persone anche grazie ai pullman della Cgil. Il popolo della sinistra ha risposto presente e applaude artisti, attori e cantanti che si alternano al microfono. Insieme a un acclamatissimo Maurizio Landini e ai fantastici quattro del campo largo: la segretaria dem, l’avvocato pentastellato e i rosso-verdi Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. Tutti uniti (baci e abbracci nel retropalco ma niente photo opportunity di gruppo) per lanciare «il nostro primo grande No» a una riforma che «non migliora la giustizia» ma vuole «mettere i giudici sotto il controllo del governo», arringa Schlein stretta nel cappotto. E Conte: «Una riforma truffa – bastona – ci vogliono far tornare all’ancien régime con il monarca era sopra le leggi».